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Vittorio Sereni
Poesie
Mondadori
- Collana: Meridiani - Serie: Letteratura italiana del secondo Novecento
Pagine CXXVI-962 - Formato 11x18 - Anno 1995 - ISBN 9788804374794
Argomenti: Letteratura italiana, Poesia
| Esaurito - Temporaneamente non disponibile |
Note: Edizione critica a cura di Dante Isella
Caratteristiche:
rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta
Note di Copertina
Tutto il Sereni poeta con un magistrale apparato critico-filologico e studio delle varianti di Dante Isella.
Indice - Sommario
Prefazione
Antologia critica, di Pier Vincenzo Mengaldo
Cronologia, di Giosue Bonfanti
Poesie
- Frontiera
- Diario d'Algeria
- Gli strumenti umani
- Stella variabile
Apparato critico e documenti
Bibliografia critica, di Barbara Colli
Indice dei titoli e dei capoversi
Prefazione / Introduzione
Dall'introduzione
Con una educazione ermetica corretta da certo suo natura-le illuminismo lombardo, tra Panni e Rebora, Sereni è stato sempre fedele a un'idea di poesia nutrita di bellezza, nella linea della nostra più alta tradizione lirica, dal Petrarca in poi; disponibile però, in una visione fenomenolo-gica della realtà, a tutte le offerte della vita. Una poesia che si è aperta via via anche alle molteplici suggestioni della fermentante società europea del dopoguerra, ma li-bera, insofferente di imposizioni ideologiche, una sorta di sensibile strumento di precisione che doveva consentirgli (nei limiti, dolorosamente avvertiti, della parola scritta, deludente surrogato della vita vissuta) di mettere a fuoco, sui mobilissimi dati dell'esperienza, qualche abbagliante barlume di verità. Che la sua opera configuri il giornale di bordo di una lunga esplorazione, meglio che altri fogli lo dice lo splendido sesto tempo di "Un posto di vacanza", il poemetto a cui attese per anni nelle estati trascorse dal Cinquanta in poi a Bocca di Magra:
L'ombra si librava appena sotto l'onda:
bellissima, una razza, viola nel turchino
sventolante lobi come ali.
Trafìtta boccheggiava in pallori, era esanime,
sconciata da una piccola rosa di sangue
dentro la cesta, fuori dal suo elemento.
Mi spiegano che non è sempre così, non sempre
come l'ho vista prima: che questo e altri pesci d'alto mare
si mimetizzano ai fondali, alle secche, alle correnti
colorandosi o trascolorando, a seconda. Non sapevo, non so
niente di queste cose. Vorrebbe
conoscerle l'istinto solo standoci in mezzo,
vivendole, e non per svago: a questo patto solo.
A quegli esperti avrei voluto dire delle altre ombre colori
di certi attimi in noi, di come ci attraversano nel sonno
per sprofondare in altri sonni senza tempo,
per quali secche e fondali tra riaccensioni e amnesie,
di quanti vi spende anni l'occhio intento
all'attraversamento e allo sprofondo prima che aggallino
freddati nel nome che non è
la cosa ma la imita soltanto.
Ci si sveglia vecchi con quella cangiante ombra nel capo [...]
Una posizione gnoseologia come la sua comporta, con la sospensione del giudizio, un incessante confronto tra l'esperienza in atto e i dati già acquisiti, suscettibili sulla base dei nuovi apporti di essere continuamente richiamati in circolo, messi in discussione, arricchiti, mutati, in un fervido andirivieni tra passato e presente e tra presente e passato. Per non dire delle potenzialità non attuate, delle "toppe d'inesistenza I calce o cenere pronte a farsi movi-mento e luce". Sta qui la spiegazione delle doppie date ap-poste a molte poesie, fin dai tempi della prima Frontiera, "una data di "partenza" e una di "arrivo"" (come dichiara la Nota degli Strumenti umani,); con la precisazione, fon-damentale, che il margine di tempo che le separa, spesso assai largo, "non implica in alcun modo fasi di lavorazio-ne protratte al segno dell'incontentabilità o del rigore dal punto di vista strettamente stilistico, bensì una serie di modifiche e aggiunte, di deviazioni e articolazioni succes-sive, dilatazioni e rarefazioni offerte o suggerite, quando non imposte, dall'esistenza, dal caso, dalla disposizione dell'ora".
Non altro sta a significare il titolo della sua ultima rac-colta, "Stella variabile", con la citazione sul risvolto di copertina di Montaigne ("La vita fluttuante e mutevole"), o I'"epigrafe" che la commenta ("La natura che alletta e dissuade. La bellezza onnipresente e imprendibile. Il mondo degli uomini che si propone al giudizio e si sottrae, e mai passa in giudicato"): indicazioni di lettura precise, insi-stenti, che Sereni avrebbe voluto sostituire in una eventuale ristampa con una definizione di "stella variabile" tratta da un manuale di astronomia nautica: una formula-zione certo più scientifica ma sostanzialmente identica. Sicché su tutta l'opera sua si potrebbe idealmente porre il cartello di "Lavori in corso".
Nella loro eccezionale abbondanza, cresciuta in un disordinato accumulo del tempo, le carte perlopiù autografe su cui è stata condotta questa edizione rispecchiano un modus operandi perfettamente omogeneo a un processo di sospesa, perplessa decifrazione della vita. Chi si fosse aspettato fogli corretti ma non troppo, tracciati lineari puntati come frecce a un traguardo prestabilito, varianti di un testo già tutto formato nella mente, in attesa solo di es-sere messo in miglior luce per piccoli aggiustamenti successivi, si trova invece di fronte a manoscritti labilissimi, con un carico di potenziali sviluppi che vanno in tutte le direzioni. In una visione fluida del mondo, che nella sua incessante deformazione (in senso etimologico) ha più lo statuto del sogno che della realtà, il poeta fissa, quasi individuasse una possibilità embrionale di ordine, alcuni pun-ti sicuri di riferimento (identificabili, a livello di contenu-ti, con i valori positivi dell'amicizia, della bellezza, della valentia ecc.; e con i "campioni" che ne sono i portatori). Sono talvolta un verso isolato, più spesso un gruppo di due e anche più (in un quaderno a fogli mobili, diversa-mente colorati, ne sono stati trascritti vari, a futura memoria): nuclei compatti, perfetti in se stessi, che, restando sempre intatti nella generale metamorfosi, si spostano da un punto all'altro del sistema, quasi a orientarlo, sia esso il microsistema di una singola poesia o il macrosistema dell'intera raccolta. Per "Frontiera" le prove sono state esi-bite da tempo; ma sarebbe assai facile estenderle a tutta l'opera.
Il riordino, la lettura dell'intricata selva documentaria, e tanto più la sua razionalizzazione e rappresentazione tecnica hanno comportato, come si può ben immaginare, problemi d'ogni sorta. Ma gli apparati filologici, che alla fine rispecchiano intera, nella norma e nelle sue eccezio-ni, questa fenomenologia, risultano essere proprio la mi-gliore mappa descrittiva della poesia di Sereni. Ne metto-no in risalto la perfetta coerenza tra il suo modo di intenderla e di farla; ne testimoniano fedelmente l'auten-ticità, la moralità che l'innerva. Su un tutt'altro piano di considerazioni, consentono di verificare un prezioso acqui-sto di quella filologia che avendo per oggetto lo studio del-la genesi e dell'evoluzione di un testo si usa ormai chia-mare filologia d'autore. E cioè che, fermi restando i criteri operativi generali, ogni apparato, in quanto descrizione del laboratorio di uno scrittore, della individualità irripe-tibile dei suoi processi mentali e affettivi, non può che essere diverso da ogni altro apparato. Come sia articolato il nostro (che ha tenuto presente /'"Opera in versi" di Monta-le curata da Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini) è spiegato in dettaglio nell'Avvertenza che lo precede.
Quale ruolo centrale abbia l'amicizia nella poesia di Se-reni si è appena avuto modo di ricordare. Nella vita (lo sa bene chi ha avuto la rara fortuna di goderne il dono), era un'amicizia schiva, gioiosamente vitale per sé e per gli al-tri. Perché resti memoria della forza aggregante di quel sentimento, si è voluto, tra i molti documenti raccolti in servizio di un commento in fieri, dare spazio soprattutto al fitto carteggio con i suoi compagni più stretti, di tempi lontani e vicini. Si aggiungono, a compiere il cerchio di quelle complici, numerate presenze, due importanti con-tributi: una biografia (e a chi mai avremmo potuto solleci-tarla se non a Giosue Bonfanti, che gli fu compagno fin dalla prima giovinezza?) e un'antologia della critica, fir-mata da Pier Vincenzo Mengaldo.