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Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo di Mondadori

Eugenio Montale

Secondo mestiere. Arte, musica, societa'

Mondadori - Collana: Meridiani - Serie: Opere di Montale

Pagine XLVIII-1982, 544 - Formato 11x18 - Anno 1996 - ISBN 9788804410263
Argomenti: Letteratura italiana, Narrativa, Saggistica
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 70.00

Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 59.50
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 10.50

 



Note: a cura di Giorgio Zampa - 2 tomi indivisibili

Caratteristiche: rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta

 

Note di Copertina

Si allineano in questo ricco volume, oltre alle raccolte d'autore ("Auto da fé", "Prime alla Scala"), un grande numero di scritti inediti o poco conosciuti su arte, musica e società, nonché una scelta delle interviste più belle e sorprendenti tra le numerosissime rilasciate dal poeta. Fondamentali gli indici, in un volumetto a sé, che coprono tutti i volumi delle prose di Montale


 

Indice - Sommario


Introduzione

Cronologia

Nota ai testi


IL SECONDO MESTIERE - Arte, musica, società

AUTO DA FÉ

PRIME ALLA SCALA

ALTRI SCRITTI MUSICALI

QUADERNO GENOVESE

SCRITTI SULL'ARTE

MONOLOGHI, COLLOQUI


Note

Appendice


 

Prefazione / Introduzione

Dall'introduzione

Degli articoli di cui Montale direttamente o indirettamen-te seguì la raccolta in volume, quelli di "Auto da fé" ebbero da lui maggiore attenzione. Prima di porre mano alla sil-loge di recensioni e di saggi letterari che da anni gli veniva sollecitata ("Sulla poesia" apparve nel 1976), Montale si de-dicò a pagine sul rapporto tra intellettuali e società, opera d'arte e pubblico, potere e cultura, mezzi di comunicazio-ne e nascita di forme espressive non riconducibili a quelle tradizionali; soprattutto a interventi in campo politico da lui compiuti tra il '44 e il '45.
"Auto da fé", qui corredato dalle pagine di presentazione all'edizione del 1995, nonché da note utili per l'individua-zione di opere, personaggi e avvenimenti sfocati dalla lon-tananza, apparirà probabilmente, nel quadro generale de-gli interessi del poeta, in posizione centrale, discriminante: tale da far ritenere che con esso si apra una nuova fase nella vita, nell'attività intellettuale, nella poesia di Montale. Uscito dieci anni dopo "La bufera", "Auto da fé" (1966) svi-luppa ed esaurisce temi là toccati e anticipa la maggior par-te di quelli di "Satura" (1971).
La partecipazione attiva alla politica fu di breve durata, ed ebbe effetti deludenti. Nei mesi in cui Montale credette di svolgere un ruolo nel Partito d'Azione, ebbe esperienze umane con i suoi stessi compagni di partito che lo distolsero per sempre dall'esercizio della politica. Nella sezione "Mo-nologhi, colloqui" si trovano considerazioni amare e giudizi impietosi rilasciati a chi lo interrogava sull'unico periodo, forse, in cui nel nostro Paese fu davvero legittimo sperare.
Un'altra "raccolta d'autore", voluta cioè e approntata da Montale, è "Prime alla Scala". Essa è restituita nella redazio-ne originale del 1981 a cura di Gianfranca Lavezzi ed è se-guita da un numero cospicuo di cronache e recensioni sotto il titolo di "Altri scritti musicali", raccolte ora per la prima volta e annotate dalla stessa Gianfranca Lavezzi. Le centi-naia di pagine dedicate alla musica confermano una predi-lezione manifestata nella prima giovinetta e mai venuta meno, specie nei confronti del melodramma. Il modo di rendere conto degli spettacoli cui il poeta assisteva come cronista, con un tempo limitato per scriverne, scevro com'è da tecnicismi e gergo professionale, sembra appartenere a quell'ideale di alto dilettantismo che Montale considerava l'optimum nell'esercizio della critica in generale, quella letteraria compresa.
Le due raccolte di scritti musicali, grazie anche ai riferimenti indicati nelle note, restituiscono quasi interamente la fittissima produzione del poeta in questo campo. "Con Montale in un palco all'opera", articolo del 1981 di Massi-mo Mila - il musicologo cui "Prime alla Scala" è dedicato -, illustra il rapporto tra i due fatto di affetto e stima recipro-ca, anche se non privo di divergenze su questioni di fondo; esso viene qui riprodotto come rara testimonianza di equi-librio, d'intelligenza e di affinità intellettuale.
Trova posto in questo volume un quaderno di appunti presi tra il gennaio e l'agosto del 1917. Pubblicato nel 1983 con il titolo "Quaderno genovese" da Laura Barile, è documento insostituibile per la conoscenza del mondo da cui trasse alimento il primo libro di Montale. Nella speranza che un altro diario o raccolta di lettere o comunque docu-menti autobiografici vengano alla luce e facciano conoscere non solo il periodo di incubazione di "Ossi di seppia" (1920-1924), ma l'adolescenza e la prima giovinezza del poeta og-gi rischiarate appena da poche notizie confidate per lettera da sua sorella Marianna, è giocoforza conferire alle pagine sopravvissute del "Quaderno genovese" un valore unico. In esse è possibile intravedere come venisse formandosi un autodidatta isolato, precoce, orgoglioso anche se ancora incerto sulla natura della propria vocazione; intuire come per lui la cultura assunta in modo disordinato e disinteressato, assimilata come alimento vitale, fosse ragione di vita. Lon-tano da grandi università, privo di guide, di insegnamenti, restio, per natura, a seguire un preciso ordine di studi, il giovane Eugenio si giovava soprattutto di consigli e offerte di libri da parte della sorella, che studiava filosofia. La sua facoltà di assimilazione fu talmente profonda e intensa da lasciare traccia per tutta la vita. Opere conosciute a vent'anni nelle edizioni dell'"Universale" Sonzogno, in se-guito non più rammentate o solo in modo malizioso, man-tengono intatta, nel profondo, la loro capacità di irradiazio-ne. Del pari esperienze di carattere religioso compiute a contatto di autori, specie francesi, oscillanti tra fede e ragio-ne, saranno avvertibili nelle ultime e ultimissime poesie.
Se nel "Quaderno" acerbi appaiono i tentativi poetici, poco più che appunti, di qualità inferiore alle composizioni pubblicate nello stesso periodo dal coetaneo e amico Mario Bonzi sulla "Riviera Ligure", sorprendenti per sicurezza, maturità, finezza sono i giudizi su opere disparate, quelle che offriva, in quegli anni, una buona biblioteca comunale.
Il Montale ventenne non teneva conto dello Spirito del tempo, si precludeva o rifiutava la conoscenza di opere che aprivano il nuovo secolo a una nuova poesia, come qualcu-no oggi vorrebbe sostenere? Se è vero che il suo interesse andava soprattutto a quanto si era prodotto nella seconda metà dell'Ottocento, questo era un fatto naturale: il Simbolismo, che Montale mostrava di conoscere nei rappresentanti più alti e nei minori, lungo l'intera sua parabola, è stato all'origine delle avanguardie nate intorno al 1910, e il poeta aveva le carte in regola: I'"aggiornamento" non gli faceva difetto.


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