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Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo di Mondadori

Italo Calvino

Lettere (1940-1985)

Mondadori - Collana: Meridiani - Serie: Opere di Calvino

Pagine LXXXVI-1626 - Formato 10,2x16,8 - Anno 2000 - ISBN 9788804479017
Argomenti: Letteratura italiana, Epistolario
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 60.00

Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 51.00
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 9.00

 



Note: A cura di Luca Baranelli - Introduzione di Claudio Milanini

Caratteristiche: rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta

 

Note di Copertina

Con questo Meridiano, curato da Luca Baranelli‚ si conclude la pubblicazione delle opere di Italo Calvino nella prestigiosa collana mondadoriana. Il volume raccoglie una scelta di quasi mille lettere, dalla cui semplice successione cronologica emerge una serie di temi rilevanti: la formazione culturale e morale negli anni della guerra e della Resistenza; l’impegno nel PCI; il distacco dal partito; il lavoro editoriale presso Einaudi; e, infine, il progressivo riconoscersi e atteggiarsi di Calvino come scrittore e letterato. Inedite nella stragrande maggioranza‚ queste lettere hanno un duplice valore: letterario, per l’altissimo livello concettuale e stilistico che in esse Calvino riesce a raggiungere; e documentario, per l’ampia e articolata massa di notizie che viene ad arricchire soprattutto la sua biografia intellettuale.


 

Indice - Sommario


Introduzione, di Claudio Milanini

Cronologia, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto

Avvertenza, di Luca Baranelli


LETTERE (1940-1985)


Indide dei nomi e dei destinatari

Indice delle opere di Italo Calvino citate nel volume


 

Prefazione / Introduzione

Dall'Introduzione, di Claudio Milanini

Nel 1984, alla "New York Times Book Review" che gli chiedeva quale personaggio letterario avrebbe desiderato essere, Calvino rispose: "Vorrei essere Mercuzio. Delle sue qualità ammiro soprattutto la leggerezza, in un mondo pieno di brutalità, la fantasia sognante - come poeta della Regina Mab - e al tempo stesso la saggezza, la voce della ragione in mezzo agli odii fanatici fra Capuleti e Montecchi. Egli si attiene al vecchio codice della cavalleria a prezzo della vita forse solo per ragioni di stile, eppure è un uomo moderno, scettico e ironico: un Don Chisciotte che sa benissimo che cosa sono i sogni e che cos'è la realtà, e li vive entrambi a occhi aperti". Queste parole, proprio perché ci offrono l'immagine di un io consapevolmente diviso, proteso alla ricerca di un equilibrio sempre insidiato da spinte divergenti, offrono forse il miglior viatico a chi si accinga a inoltrarsi fra le pagine del presente "Meridiano", che raccoglie lettere stilate nell'arco di quasi mezzo secolo, assai diverse l'una dall'altra per consistenza e per tono. Lettere ai familiari, lettere ad amici, lettere d'occasione, lettere innervate da riflessioni che si sviluppano in piena autonomia, lettere-saggio... Lettere aperte, destinate fin dall'origine alla stampa, e lettere confidenziali non destinate alla pubblicazione, scritte però in buona parte con la convinzione (o almeno col sospetto) che probabilmente un giorno sarebbero state edite da un curatore postumo, come lasciano intuire già alcuni accenni scherzosi contenuti nel carteggio giovanile con Eugenio Scalfari e come conferma - a tacer d'altro - una missiva ad Antonio Faeti dell'agosto 1973: dove Calvino illustra con dovizia di particolari lo schema di un'opera che non avrebbe mai condotto a termine (II motel dei destini incrociati.) con la motivazione "perché [ne] resti traccia".
Questo epistolario variegato, stratificato, per molti versi labirintico, fornisce una somma di notizie che potranno essere utilizzate dagli studiosi per ricostruire con maggior precisione molte fasi importanti della storia culturale e civile del Novecento. Ma l'interesse primario risiede senza dubbio nel fatto che esso da testimonianza di uno straordinario itinerario individuale: ci permette di seguire passo dopo passo - da un punto di vista differente ma complementare rispetto a quello delle opere di fiction o propriamente saggistiche - il cammino intellettuale e psicologico di uno scrittore che non ha mai cessato di interrogarsi sulla propria identità e sul proprio rapporto col mondo, e che ha continuato a studiare per tutta la vita.
Certo, ogni epistolario è per propria natura discontinuo, frammentario, indipendentemente dalla selezione a cui è stato sottoposto o dalle lacune attribuibili all'incuria dei destinatari. Nel nostro caso, poi, siamo dinanzi a un autore che con l'autobiografia e con l'autobiografismo ha sempre intrattenuto un rapporto complesso, difficile, contraddittorio. Sarebbe dunque assurdo voler ricavare dal volume che teniamo fra le mani un ritratto compiuto e definitivo; dovremo accontentarci, piuttosto, di chiarimenti parziali, e far tesoro dell'ammonimento che campeggia in una lettera a Gian Carlo ferretti dell'ottobre 1965: "La biografia, anche se pubblica, resta una cosa inferiore, chi l'acchiappa?".
Cercherò allora, semplicemente, di porre a fuoco alcune delle immagini di Calvino ricavabili da queste pagine, collocandole sullo sfondo di quel perenne processo di formazione, di investigazione e di approfondimento che ha contraddistinto la storia del loro estensore: senza alcuna pretesa di "acchiappare" segreti esistenziali, senza indulgere alla tentazione di ricondurre a una cifra unitaria l'esperienza umana e artistica di chi ha sempre considerato alla stregua di mete provvisorie le sue stesse scoperte, le convinzioni via via maturate, i successi raggiunti.
Le prime immagini che l'epistolario ci consegna rimontano agli anni di guerra. Un doppio manipolo di lettere, ciascuno marcato da tratti ben netti. Ai suoi genitori Italo si rivolge con l'aria del figlio ubbidiente che ha accettato il destino professionale verso il quale lo spinge la tradizione familiare: lo stile è per lo più analitico, paratattico, mirante alla precisione. Nessuna smanceria, nessuna esibizione degli affetti; una cronaca minuta, intessuta di modeste richieste e di rendiconti precisi. Pure s'intuisce che il legame affettivo con il padre e la madre è, in profondità, assai forte: non diverso da quello che nel "Barone rampante" unirà Cosimo - nonostante la ribellione - ai suoi cari. Lancinante appare poi il rimpianto per la terra nativa, il senso di sradicamento provato nelle grandi città: "Vivo qui di una vita provvisoria, come se fossi di passaggio". Sia Torino (dove coltiva rapporti quotidiani e pressoché esclusivi nell'ambito ristretto della colonia di studenti sanremesi) sia Firenze (dove i genitori lo inducono a trasferirsi per timore dei bombardamenti che hanno cominciato a colpire la capitale piemontese) gli restano fondamentalmente estranee. Il futuro scrittore cosmopolita soffre terribilmente il distacco dalla sua piccola patria, dalle abitudini acquisite, dalla "banda" dei compagni di scuola. Per tale aspetto, l'atteggiamento con cui vive l'esperienza metropolitana non si differenzia da quello di tanti altri studenti universitari che provenivano da ambienti squisitamente provinciali. Il carattere internazionale di Sanremo, e il fatto di essere stato educato da genitori che da sempre intrattenevano relazioni con scienziati di terre lontane, si rivelano deboli antidoti: ad annullarli, provvede una sensibilità superiore alla norma, tanto più acuta quanto più dissimulata e stoicamente repressa.


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