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Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo di Mondadori

Sylvia Plath

Opere

Mondadori - Collana: Meridiani - Serie: Letteratura nordamericana

Pagine CLXVI-1828 - Formato 10,2x16,8 - Anno 2002 - ISBN 9788804503187
Argomenti: Critica e storia letteraria, Poesia
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 65.00

Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 55.25
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 9.75

 



Note: A cura di Anna Ravano - Con un saggio introduttivo di Nadia Fusini

Caratteristiche: rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta

 

Note di Copertina

Tutta l'opera dolorosa e acuminata di una poetessa simbolo del femminileù

In poesia e in prosa, l'opera dolorosa, acuminata, struggente di una poe-tessa-simbolo del femminile: questo Meridiano raccoglie tutta la produzione significativa di Sylvia Plath (Boston 1932-Londra 1963). Innanzittutto le sue poesie, col testo a fronte, secondo l'edizione definitiva dei Collected Poems curata da Hughes nel 1981: sono componimenti, soprattutto quelli dell'ultimo anno di vita, in cui le estreme tensioni emotive, la violenza dei temi e delle immagini e il dettato oracolare si fondono mirabilmente con una tecnica metrica rigorosa e insieme inventiva, con un uso della metafora suggestivo e personalissimo. Seguono le prose: il romanzo La campana di vetro e una ricca selezione di racconti e di pagine dei Diari. Il saggio introduttivo è firmato da Nadia Fusini, anglista, scrittrice, critico letterario, da sempre attenta allo specifico femminile, che della figura e della poesia di Sylvia Plath e di Ted Hughes si è già più volte occupata. Tutte le traduzioni sono nuove e si devono per le poesie ad Anna Ravano, per le prose ad Adriana Bottini.


 

Indice - Sommario


Sylvia, perché la poesia?, di Nadia Fusini

Cronologia, a cura di Anna Ravano

Vicissitudini editoriali delle opere

Nota all'edizione


POESIE - Traduzione, di Anna Ravano

LA CAMPANA DI VETRO - Traduzione, di Adriana Bottini

"JOHNNY PANIC E LA BIBBIA DEI SOGNI" E ALTRE PROSE - Traduzione, di Adriana Bottini

dai "DIARI" - Traduzione, di Simona Fefé


Note di commento - A cura di Anna Ravano e di Adriana Bottini

Bibliografia - A cura, di Anna Ravano

Indici dei titoli e dei capoversi


 

Prefazione / Introduzione

Una poesia mediatlantica
Questo Meridiano conferma in modo inequivocabile la grandezza di Sylvia Plath poeta. Documenta come ne gli anni la sua voce acquisti la piena autorità poetica, i diritti e il peso di una voce in poesia unica, geniale. In virtù della sua tonalità, e dell'ascendente che assume nel nostro orecchio profondo, abbiamo a volte l'impressione che la sua poesia si imponga come un'opera al nero, raggiunta grazie a una specie di formula magica - questioni di toni e suoni e di potere dei suoni di racchiudere le percezioni della mente e del corpo in un complesso acustico di stregata intensità.
Sappiamo che così perlopiù succede in poesia; c'è sempre magia nella poesia, magia della parola, incantesimo;
ma qui in modo così intenso che a volte Sylvia Plath ci appare come la strega, la fattucchiera che intona formule incantatene, o crea immagini stregate non di cera, o di argilla, ma di parole e le infilza con aghi, spilli, punteruoli. Con accenti, punti esclamativi, o interrogativi.
Non v'è dubbio che Sylvia Plath compia una certa manipolazione magica delle parole. E si compiaccia di questo. Certi suoni ripetuti, certe melodie, refrain da ninna nanna, motivi da nursery rhyme che costellano la sua poesia hanno il sapore reattivo di formazioni contro fobich e, o scaramantiche; valgono in quanto rappresentazioni simboliche dell'angoscia, volte a tenerla a bada, e insieme a esprimerla.
Del resto, di fronte alle frustrazioni della realtà non accade a chiunque di reagire con la magia? con credenze di onnipotenza? attribuendoci particolari abilità e straordinari poteri? Non sempre conosciamo i limiti della nostra forza; sempre però risolviamo l'angoscia nella parola. In sillabe, in suoni sgorga per noi V emozione. Tentiamo così di alleviare situazioni affettive di dolore, o di tensione. È in questo nesso emotivo - quasi fosse un muscolo dell'anima - che la parola umana acquista la sua potenza.
A voler definire la sua voce, la direi sospesa tra due sponde, mediatlantica, come diciamo mediterranea per chi sta dalle nostre parti. Sylvia è mediatlantica, né americana, né inglese. Sperimenta non solo nella sua esistenza concreta, ma nella voce poetica l'ambivalenza di un'identità culturale in between dall'accento ibrido, come il suo accento americano, che all'orecchio inglese non sfugge. E lei scrivendo alla madre giustamente si firma per lettera "your puddle-jumping daughter" - una ragazza che salta le pozzanghere.
L'Atlantico è un grande mare, un vasto oceano. E sulla sponda in cui lei sceglie di vivere ne prova nostalgia. Si legga il racconto che ne fa in Ocean 1212-W. Si legga Whitsun, dove lo dice chiaramente: "Non è questo che intendevo" e vuoi dire, non questo mare inglese, che affaccia sull'Europa, dove però sceglie di vivere. Si legga Moming Song, dove significativamente alla nascita - per lei sempre tema simbolico - fa da sfondo "un mare lontano". O Blackberrying, dove il mare "manca", e quando all'ultima curva appare, è un'epifania sublime, che affaccia sul nulla. Mentre in Finisterre il mare "esplode / senza fondo, senza alcunché dall'altra parte, /imbiancato dalle facce de gli annegati". <... continua>


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