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Bertolt Brecht
Poesie - Vol. I - (1913-1933)
Einaudi
- Collana: Biblioteca della Pléiade
n. 31 - Pagine LXXVIII-1548 - Formato 10x17,5 - Anno 1999 - ISBN 9788806600754
Argomenti: Letteratura tedesca, Poesia
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi
Note: Edizione con testo a fronte - A cura di Luigi Forte
Caratteristiche:
rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta, testo tedesco a fronte
Note di Copertina
Il primo dei due volumi che raccolgono tutte le poesie edite di Brecht con un'ampia selezione degli inediti recentemente pubblicati in Germania. Testo a fronte, commento e apparati storico-filologici.
Il filo conduttore dei convegni e degli articoli che l'anno scorso hanno celebrato il centenario della nascita di Brecht ha sottolineato come, più che nelle opere teatrali, l'importanza e l'attualità dello scrittore tedesco risieda soprattutto nella sua poesia. Giunge dunque a proposito questo volume (primo di due complessivi) per ripercorrere l'opera di un autore che è senz'altro da considerare fra i massimi poeti del Novecento. In particolare, il primo ventennio della produzione brechtiana qui rappresentato è fertile per inventiva e risultati raggiunti: Brecht riesuma una metrica antica forzandola con cadenze bibliche e un lessico crudo, a volte macabro, ai limiti del gergale. Ma l'attenzione per tutto ciò che è degradato e corrotto non è un atteggiamento sterilmente estetico, bensì profondamente morale, quasi religioso (non ancora politico, come nelle poesie degli anni più tardi): è un partecipato canto per tutto ciò, uomini e cose, che sta fuori dalla realtà compiuta, dall'approvazione della storia e della società, dai languori della psicologia.
Il volume presenta tutte le poesie degli anni 1913-1933 finora conosciute, corredate da una trentina di testi inediti in Italia, tra i quali le bellissime serie dei Salmi e dei Sonetti. L'ampia introduzione e il commento di Luigi Forte consentono un preciso inquadramento storico-culturale e permettono di valutare le qualità stilistiche delle singole poesie.
Indice - Sommario
Ritratto di giovane uomo come artista
Cronologia, Bibliografia, Avvertenza
di Luigi Forte
LIEDER ZUR KLAMPFE VON BERT BRECHT UND SEINEN FREUNDEN. 1918
CANZONI PER CHITARRA DI BERT BRECHT E DEI SUOI AMICI. 1918
PSALMEN
SALMI
BERTOLT BRECHTS HAUSPOSTILLE
LIBRO DI DEVOZIONI DOMESTICHE
DIE AUGSBURGER SONETTE
I SONETTI DI AUGUSTA
DIE SONGS DER "DREIGROSCHENOPER"
I SONGS DELL'"OPERA DA TRE SOLDI"
AUS DEM "LESEBUCH FÜR STÄDTEBEWOHNER"
DAL "LIBRO DI LETTURA DEGLI ABITANTI DELLE CITTÀ"
GESCHICHTEN AUS DER REVOLUTION
STORIE DEL TEMPO DELLA RIVOLUZIONE
SONETTE
SONETTI
LIEDER, GEDICHTE, CHÖRE
CANZONI, POESIE, CORI
GEDICHTE UND GEDICHTFRAGMENTE
POESIE E FRAMMENTI
Traduzioni di Paola Barbon, Emilio Castellani, Mario Carpitella, Olga Cerrato,
Giorgio Cusatelli, Roberto Fertonani, Luigi Forte, Franco Fortini, Ruth Leiser,
Hellmut Riediger
Introduzioni e note
Indice dei titoli e degli incipit tedeschi
Indice dei titoli e degli incipit italiani
Prefazione / Introduzione
Dalla Prefazione "BERTOLT BRECHT: RITRATTO DI GIOVANE UOMO COME ARTISTA"
Tout ce qui en vaut la peine dans le monde est soi.
STENDHAL
Alles, was tief ist, liebt die Maske.
NIETSZCHE
La poesia di Bertolt Brecht è un immenso, inquietante, fascinoso diario lirico. Glossa gli avvenimenti più drammatici della prima metà di questo secolo e costruisce una biografia letteraria. Coniuga le intemperante e gli interrogativi di un soggetto riflesso nella fantasmagoria di modelli culturali con un'epoca che ha seppellito ogni conato individualistico. Accompagna l'adolescente di Augusta nel tempio della celebrità mondiale e lo lascia intento a meditare, con malinconica saggezza, sui fantasmi del passato. Concilia l'inconciliabile: la provincia bavarese del Secondo Reich con la Berlino orientale della Repubblica Democratica Tedesca. Ogni cesura, ogni frattura della storia si allineano nella continuità di un soggetto che ha conosciuto come certezze il dubbio e la fugacità. Confessioni, sistemi, ideologie, anche quando condivisi, non hanno potuto sottrarsi ai suoi interrogativi dissacranti, all'arguta irriverente e polemica. Il quindicenne Brecht che trasforma la passione di Cristo in una storia di dolore e non di redenzione, coniando un modello applicato con regolarità nel suo teatro, da "Baal" (1918) al "Cerchio di gesso del Caucaso" (1945) si invera ancora una volta nel poeta che, quarant'anni dopo, nelle "Elegie di Buckow", anche se con sofferta ambiguità, esprime laconiche perplessità di fronte alla gestione politica del proprio paese.
A. suo tempo Franco Fortini segnalò una poesia che con grande semplicità di mezzi progredisce "dalla falsa sicurezza alla solitudine e dalla solitudine alla solidarietà, nega affermando e afferma negando". È il gesto funambolico, la piroetta irriverente di chi sguscia via con uno sberleffo dall'angustia ideologica, dalla falsa coscienza delle infatuazioni collettive. Nonostante la grande lezione di impegno e di lotta, tra guerre e fascismi, nonostante lo zelo e il rigore pedagogici, che hanno reso obsoleti e caduchi molti suoi versi e gli hanno attirato le critiche di Adorno, in Bertolt Brecht non si spense mai la voce ribelle e anarchica degli anni weimariani. In essa Walter Benjamin scoprì la vocazione al ribaltamento della società, individuando nei tipi asociali del "Libro di devozioni domestiche" i potenziali rivoluzionari: "Come Wagner fa nascere Homunculus nella fiala da un magico miscuglio, cosi Brecht sviluppa il rivoluzionario nella fiala da bassezza e malvagità". E Brecht gli fa seguito con un'annotazione del "Diario di lavoro" nell'agosto del 1940: "Qui la letteratura raggiunge quel grado di disumanità che Marx scorge nel proletariato e contemporaneamente quella mancanza di qualsiasi via d'uscita che gli infonde speranza", forse per questo il temperamento dello scrittore si è sempre contrapposto al tragico percorso della storia di questo secolo. La salvaguardia dell'individualità nella follia collettiva resta viva e operante non solo fra i suoi versi. Essa si concilia con la consapevolezza che il mondo dev'essere trasformato: incalzandolo senza sosta, radicalizzandone le contraddizioni.
Quel soggetto che Brecht cerca di preservare dai terremoti della storia conserva del tipo anarchico il gesto del rifiuto sublimato in cinismo, disincanto e distanza. Pur consapevole che l'autonomia è ormai solo un lemma nell'antiquato dizionario del classicismo, egli non capitola e riattiva un patrimonio di virtù non inquinate dall'arroganza borghese: pazienza, finta arrendevolezza, adattamento. Roland Barthes scrisse che la sua opera "possiede la grandezza che meglio conviene al nostro tempo, quella della responsabilità". Pur di non pregiudicare la propria azione, Brecht è disposto persino a diventare, come ricordò Benjamin, un sottoprodotto "in un complicatissimo processo volto alla trasformazione del mondo". Il programma della sopravvivenza si sposa nella sua lirica all'ethos della mutabilità e alla necessità di non far coincidere il luogo del soggetto con la topografia della storia. Come nella nota poesia "Del povero B. B.", con un'iperbole di pensiero in cui la dismisura si sposa con la precarietà assoluta, esso si sottrae alle apocalissi. Il suo ruolo consiste nel registrarle e arginarle, nella fantasia letteraria. Anche più tardi, ma sempre da una postazione esterna, marginale: quella dell'esiliato, il soggetto estromesso, espulso, è la metafora più diretta di una poesia che non ha patria se non nella mobilitazione, nel gesto risoluto della propria resistenza.
La modernità ha messo fine all'idea hegeliana di una soggettività la cui sostanza si nutre di libertà. Negli anni Venti non è rara la metafora del carcere o della gabbia per esprimere la situazione esistenziale dell'uomo. Ci sono tracce in Toller e in Oskar Maria Graf ("Siamo prigionieri", suona un suo romanzo autobiografico del 1927) e nello stesso Brecht (scena del carcere nella prima stesura del dramma "Baal"). Del resto una delle fonti della pièce "Nella giungla delle città", il romanzo "Palude" di Upton Sinclair, interpreta il mondo come una prigione. Se questa e anche per Brecht una premessa, allora nel senso di un affrancamento da ogni utopia di restaurazione umanistica. Storia e sviluppo della sua poesia sono imparentati con il mimetismo, il gioco caleidoscopico della maschera con cui il povero B. B. difende le evoluzioni del soggetto in anni di cataclismi politici. La persistenza della sua voce è possibile solo eclissando l'autenticità dell'individuo. Ma quest'ultima non è ormai che un ricordo nella società di massa, dove la realtà si dispiega come costruzione artificiale, oggi diremmo virtuale. Alla frantumazione della personalità, come ha suggerito in molte pagine Siegfried Kracauer, corrisponde il disgregamento della realtà in una miriade di fenomeni quotidiani.
Bert Brecht cerca nuova sostanza per un soggetto inadatto a resistere da solo al mondo e la trova tra le forme poetiche del passato, nei suggerimenti della tradizione preborghese, tra ruvide arie popolari. Egli ha scritto ballate e "Moritaten", salmi e corali, canzoni e songs, sonetti erotici ed epistole, epigrammi e satire. Ha secolarizzato la tradizione religiosa, mescolato sacro e profano con ironia, cinismo e affetto. Ha parodiato e plagiato, stravolto liturgia cristiana e forme bibliche, manipolato fonti letterarie come un espertissimo postmoderno. La sua voce si accresce di timbri e risonanze antiche : e quella del bardo, del cantastorie, del salmista, del poeta lirico, del cronachista.
Dall'Avvertenza
Questo primo volume dell'edizione commentata delle poesie di Bertolt Brecht, riferito agli anni 1915-1933, segue l'ordine cronologico proposto nei volumi XI, XIII e XIV dei "Werke. Grosse kommentierte Berliner und Frankfurter Ausgabe" (Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main 1988-93). Esso comprende, nella loro stesura originaria, le raccolte pubblicate in vita dall'autore, e quelle inedite (come "Canzoni per chitarra", "Salmi", "Sonetti di Augusta", Sonetti"), di cui erano già apparsi alcuni testi sparsi o parzialmente raggruppati in varie edizioni delle liriche. Queste ultime non furono messe a punto in modo definitivo da Brecht, che tuttavia in taluni casi pensò concretamente a una loro pubblicazione in volume. La presente edizione comprende inoltre una selezione di poesie sparse e frammentarie ordinate secondo un rigido criterio cronologico : sono state riprese tutte le poesie già presenti nei due Millenni einaudiani (Poesie 1918-1933 uscito nel 1968, e Poesie 1933-1956 del 1977), cui è stato aggiunto un buon numero di altre finora inedite. Si sono lasciate inalterate le traduzioni ormai classiche di Carpitella, Cases, Castellani, Fertonani, Fortini e Lattes anche nei casi di maggior libertà rispetto all'originale, integrandole laddove il testo dell'edizione einaudiana differiva da quello della più recente edizione tedesca.