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Giulia Carcasi
Io sono di legno
Feltrinelli
- Collana: I Canguri / Narrativa
Pagine 144 - Formato 14,2x22,2 - Anno 2007 - ISBN 9788807701825
Argomenti: Narrativa, Letteratura italiana
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Prezzo di vendita: € 11.00
Caratteristiche:
brossura, copertina plastificata
Note di Copertina
"Ogni persona fa finta: fa finta di fare la rivoluzione, fa finta di essere speciale, fa finta di innamorarsi, fa finta di essere immortale. Io mi sono stancata di fare finta. Non ci sto". Due voci femminili, due sonde dentro il labirinto delle emozioni, una storia che chiede il coraggio della verità.
È l’alba di una domenica qualunque.
Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno. Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare. Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l’amicizia con una suora peruviana curiosa dell’amore e dei balli
e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l’incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.
Prefazione / Introduzione
Un brano:
Questa storia comincia di domenica e non poteva cominciare in un altro giorno.
La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via.
Credo che i migliori propositi si facciano di domenica.
Credo che le guerre finiscano di domenica.
Credo che Ulisse sia tornato di domenica, dopo il ballo delle onde, è tornato a casa come torni tu, dopo il ballo delle onde, ogni domenica.
Per Penelope il suono del ritorno era il legno tosto di una zattera che si scontrava con la roccia del porto. E l’odore del ritorno era salsedine.
Per una madre il suono del ritorno sono tre giri di chiave, uno scatto, la porta che apri e chiudi. E l’odore del ritorno non è salsedine, no, è un profumo maschile che ti si è impigliato nei capelli, un profumo che ogni settimana cambi.
Vorrei incontrare quei colli schizzati di odori costosi, sapere che faccia hanno, come si chiamano, li conosco?, sapere come li baci, se hai del trasporto o se lo fai così, vorrei vedere come vai incontro a loro, se hai il passo deciso degli irresponsabili o se i tuoi piedi per un attimo si trattengono.
T’immagino tutto il sabato sera, Mia.
Immagino come diventi rossa quando un ragazzo ti chiede “come ti chiami?” e gli rispondi “fai tu. Giorgia, Sara, Chiara. Sono tutte le donne che vuoi” e sorridi, maliziosa come la mela che offre un morso.
Immagino finché ti vedo arrivare: le scarpe col tacco in mano, la borsa che pende dal polso, il mascara scivolato sotto l’occhio, brillantini ovunque. Sei una donna di ieri, non di oggi: ti porti addosso la notte prima.
È l’alba di una domenica dopo un sabato come tanti. Ti ha accompagnato a casa un ragazzo più grande di te, mi fa paura dire uomo, tu sei una bambina.
“Prendi il caffè?”
Fai cenno di sì con la testa.
Mi stringo la vestaglia addosso e mando indietro uno sbadiglio. Devo farti capire che sei al sicuro, fidati, parlami, verso il caffè in due tazzine, anche se il caffè proprio non mi va, siedo con te, bevo, sorrido, così si fa, dicono gli esperti.
“Dove sei stata?” ti chiedo, il tono costretto e calmo.
“Che fai, indaghi?”
“No, dicevo per dire.”
“E allora non dire.”
Cerco di farti una carezza, non sono una donna di gesti, sono una donna di brividi immobili, Mia, ci provo, tu però ti scansi subito.
“Sei capace di un po’ di amore?” ti chiedo.
Tu mi guardi fisso negli occhi, dici “pensa a te” ed esci di nuovo.
Penelope non riconosce Ulisse quando lo vede tornare.
E io non riconosco te.
Una madre non lo fa, dicono gli esperti.
Non si leggono i diari, non ci s’infila nei pensieri dei figli.
I ladri entrano dalla finestra. I ladri, non le madri.
Una madre non lo fa, ripetono.
Scusami, ma la tua bocca è chiusa, Mia. E come faccio a capirti se non ti scippo i pensieri dalla carta.
Scusami, ma la tua porta è blindata, Mia. E come faccio a entrarti dentro se non passo dalla finestra.
Una madre non lo fa, assicurano.
Farò in fretta, un passo dopo che te ne sei andata, un passo prima che torni. Ti leggerò e mi scriverò.
Una madre non lo fa, io sì. […]