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Voltaire
Micromegas - L'ingenuo
Rizzoli.
- Collana: Classici del pensiero / BUR / Classici
L0985 - Pagine 230 - Formato 10,9x17,8 - Anno 2002 - ISBN 9788817169851
Argomenti: Filosofia, Classici francesi
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Note: Introduzione di Corrado Rosso.
Caratteristiche:
brossura, testo francese a fronte
Note di Copertina
Ci sono molti modi di leggere i racconti di Voltaire e, naturalmente, ci sono dei modi sbagliati. L'errore più grande è quello di volerli collegare strettamente coll'insieme della sua opera. Ed è un errore quasi naturale. Lo commettiamo tutte le volte che rispondiamo in un modo che ci sembra assolutamente ovvio a una domanda del tutto lecita, che è questa: che cosa ha scritto Voltaire di più bello, di più divertente (ancora oggi)? Non possiamo rispondere che citando il suo più famoso racconto, che porta il titolo di Candido, o l'ottimismo. Approfondendo e allargando la risposta saremmo anche tentati dal dire che l'opera più riuscita di Voltaire, ben più che i poemi, le tragedie e i saggi storici (e tutto il resto) è costituita dai suoi racconti, in versi e soprattutto in prosa. Tante cose sono successe in Europa e nel mondo dagli anni in cui Voltaire conduceva la sua animosa e fortunata campagna contro il fanatismo religioso e la superstizione. Ciò malgrado la figura del grande agitatore d'idee continua ad affascinarci. Invece lo scrittore viene un po' messo da parte. Tragediografo e storico appaiono un po' lontani dalle nostre preoccupazioni. Sembra un paradosso ma osiamo dire con una certa sicurezza che, se non ci fossero i racconti, si rischierebbe di dimenticarlo del tutto. Ma ci sono i racconti, che tuttavia nessuno legge per intero. Candido, Micromegas, Zadig, L'Ingenuo, ecco i titoli più noti di operette brevi che, in un certo modo - se così si può dire - "salvano" lo scrittore, ce lo rendono vicino e quasi familiare. Ma il Voltaire di questi racconti non è più l'araldo della ragione, il costruttore di un mondo nuovo, bensì un autore pieno di dubbi, sia per quanto riguarda l'esistenza della ragione e sia per quanto concerne la sua efficacia nel mondo umano. In altre parole Voltaire da ottimista diventa pessimista. Dopo il terremoto di Lisbona (1755) ed altri avvenimenti che lo feriscono, la sua fiducia in una provvidenza più o meno trascendente s'incrina fortemente fino a sparire. C'è da chiedersi allora qual era la reazione di Voltaire stesso verso queste operette. Bisogna riconoscere che questo atteggiamento non era del tutto univoco. Voltaire ha sempre mostrato molta incertezza nel classificare questi racconti. Non ha conferito autonomia e dignità letteraria a quanto considerava come un gioco, uno sfogo, un divertimento. Perciò - come dicevamo - erra chi volesse considerarli come una parte integrante della filosofia di Voltaire. La battagliera filosofia di Voltaire non è qui, anche se se ne avvertono gli echi, ora più forti, ora più deboli, come un rombo lontano. Possiamo dunque senz'altee precisare che i racconti di Voltaire, checché si dica, non sono racconti filosofici. Del resto per uno solo di essi, per Micromegas, Voltaire fa uso del sottotitolo di Storia fìlosoflca. Bisogna anche aggiungere che l'idea di dedicarsi in modo impegnato e serio a una simile scrittura era trattata come inammissibile da Voltaire, fedele e strenuo difensore di una ferrea gerarchia dei generi letterali, alla cui sommità stavano il teatro e l'epopea.
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Micromegas
L'ingenuo