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Cicerone (Marco Tullio)
Tuscolane
Rizzoli.
- Collana: Classici Greci e Latini / BUR / Classici
Pagine 556 - Formato 11x17,7 - Anno 1996 - ISBN 9788817171007
Argomenti: Classici greci e latini, Filosofia
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Note: Introduzione di Emanuele Narducci - Traduzione e note di Lucia Zuccoli Clerici.
Caratteristiche:
brossura, testo latino a fronte
Note di Copertina
Mettendo l'eloquenza al servizio della filosofia, Cicerone si proponeva di dotare la patria romana di una letteratura filosofica in forma artistica (Emanuele Narducci)
Relegato ai margini della vita politica, durante la dittatura di Cesare Cicerone si dedicò alla speculazione filosofica. Il suo intento, scrivendo le Tuscolane, era duplice: rivendicare il valore della cultura presso un pubblico tradizionalmente diffidente di fronte alla filosofia; e liberare l'uomo dai dolori e dalle angosce esistenziali, per combattere quindi ogni altra forma di turbamento. Il risultato fu un libro che pose le basi del linguaggio filosofia) latino e destinato a rimanere, per tutto il Medioevo, la fonte es-senziale per la conoscenza del pensiero greco. Emanuele Narducci indaga nell'introduzione la situazione della letteratura filosofica a Roma al tempo di Cicerone e le tematiche portanti delle Tuscolane.
Dalla precedente edizione
Medicina dell'anima, le Tuscolane sono organizzate come una terapia indirizzata a liberare l'uomo dai dolori della vita, per condurlo verso la vera felicità. Procedendo secondo un percorso che privilegia le esigenze psicologiche primarie degli individui, Cicerone tenta dapprima di rimuovere le passioni fondamentali (il timore della morte e l'angoscia esistenziale), per combattere quindi ogni altra forma di turbamento. La riflessione non ha però un significato solo morale, ma acquista coloriture politiche: affermare che la vita può essere dedicata al perfezionamento intellettuale offre anche consolazione ai superstiti dell'opposizione anticesariana, invitati a reagire alla perdita del prestigio pubblico con l'acquisizione di una dignità tutta inferiore. Infatti Cicerone, lontano dall'esercizio attivo del potere, vede proprio nell'attività speculativa il mezzo di continuare la sua battaglia per il rinnovamento dello stato, perché occuparsi dei valori che sono alla base dell'esistenza del singolo, e della convivenza tra individui è, nel senso più profondo, fare politica. Ma si tratta anche di una scelta controcorrente: nei proemi alle Tuscolane (e alle altre opere filosofiche) si legge in filigrana la diffidenza del pubblico più conservatore verso la filosofia, occupazione ritenuta indegna dei cittadini romani votati, per tradizione, all'attività civile piuttosto che all'ozio speculativo. Di tale diffidenza Cicerone è ben consapevole: il pubblico della filosofia, materia ostica, che spesso propone una visione delle cose opposta a quella dell'umanità comune, sarà di necessità più ristretto di quello dell'oratoria, e sarà l'espressione di una elite intellettuale. Le Tuscolane nascono con lo scopo di fornire a Roma una letteratura filosofica che rielabori in forma autonoma l'eredità ellenistica. E il risultato è un libro destinato a rimanere, per tutto il Medioevo occidentale, fonte essenziale per la conoscenza del pensiero greco; un libro che pone le basi del linguaggio filosofico in latino; un libro celebrato per tutta l'antichità come prova dell'acribia critica del suo autore, che offre splendidi saggi di commento ai numerosi passi letterati inseriti come esempi nel procedere dell'argomentazione filosofica.
Prefazione / Introduzione
La filosofia ciceroniana è un frutto dell'emarginazione. Da quando la dittatura di Cesare aveva soffocato la libertà del dibattito politico, sembrava tramontato per sempre il tempo delle grandi battaglie in senato e di fronte al popolo, dei processi ai governanti che per decenni avevano appassionato l'opinione pubblica dell'Italia intera. Tagliata fuori dagli spazi civici in cui aveva lungamente prosperato, l'oratoria romana appariva avviata a un decadimento inarrestabile: proponendosi di delinearne la storia, il Brutus ne aveva celebrato l'elogio funebre. Ma dalle ceneri dell'eloquenza nasceva la filosofia (Tusculanae II 5). Nel forzato ritiro. Cicerone vedeva in essa il modo di continuare la sua battaglia per il rinnovamento della respublica, attraverso una profonda riflessione sui valori che erano alla base dell'esistenza del singolo e della convivenza tra gli uomini.
Del resto, da parecchi anni egli poneva con forza l'accento sul rapporto tra la formazione culturale e filosofica e l'impegno civile, sviluppando, attraverso le sue diverse opere, un discorso articolato e sostanzialmente coerente:
< SEGUE >