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Indro Montanelli - Mario Cervi

Italia degli anni di piombo (L')

Rizzoli. - Collana: Opere di Indro Montanelli / Saggistica

Pagine 348 - Formato 14x22 - Anno 1991 - ISBN 9788817428057
Argomenti: Storia italiana, Storia contemporanea
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi, VOLUME DI DIFFICILE REPERIBILITA'

Fuori catalogo


Note: 1965 - 1978

Caratteristiche: rilegato, in cofanetto

 

Note di Copertina

Tutto cominciò con un diffuso disagio nel Paese: l'Italia era stata ricostruita, c'erano stati gli anni del boom, si conosceva - per la prima volta dopo l'Unità - un benessere per così dire di massa: l'utilitaria, le vacanze, la casa di proprietà, la possibilità di spendere per divertirsi. Ma tutto questo, a un certo momento, sembrò non bastare più: gli uomini di governo come al solito non si accorsero
di niente, gli industriali seguirono una politica miope e di corto respiro, le opposizioni di sinistra e di destra fecero il loro mestiere soffiando sul fuoco. Nulla di male: tutto questo rientrava nel gioco della democrazia, era in bilancio, poteva essere risolto. Ma all'improvviso tutto cambiò, tutto non fu più come prima. Le occupazioni universitarie abbandonarono ben presto la forma non violenta, alla logica venne sostituito il delirio delle citazioni dal libretto di Mao quando non la chiave inglese, gli scioperi divennero violenti e selvaggi, nelle assemblee di fabbrica e universitarie si imposero la prepotenza e l'intimidazione... E poi, in una tragica e sanguinosa catena, gli attentati, le stragi, il terrorismo, i morti ammazzati, la menzogna spacciata per verità. Sembra passato un secolo da quel tragico periodo, invece è soltanto ieri. In questo libro Indro Montanelli e Mario Cervi rievocano quelli che chiamiamo gli anni di piombo, gli anni più bui della nostra storia recente: anni dove imperavano la violenza a tutti i livelli, la malafede, le opinioni non curanti dei fatti, la velleità di una certa borghesia che cercava di cavalcare la tigre della contestazione, il conformismo, il mito di una
rivoluzione impossibile che si credeva dietro l'angolo... Erano in pochi, allora, a dire le cose come stavano, ad avere il coraggio di schierarsi con la verità. Montanelli e Cervi sono stati tra questi, «il Giornale» in quegli anni fu uno dei pochissimi mezzi di informazione che si battè sempre per la libertà, la Libertà con la elle maiuscola. In queste pagine rivivono quegli anni di violenza; rivivono i
protagonisti di quegli avvenimenti; ci vengono presentati i fatti, la viltà dei molti, il coraggio di pochi. Una rievocazione appassionante, scritta con slancio e con orgoglio, che si conclude con l'elezione di Sandro Pertini, nel luglio del 1978, alla presidenza della Repubblica. Un libro prezioso, documentatissimo, graffiante; un libro che solo Indro Montanelli e Mario Cervi potevano scrivere.


 

Indice - Sommario


Avvertenza

I. Gli anni di gomma

II. La riunificazione socialista

III. Solo col Gladio

IV. I mesi caldi

V. Berlinguer prende il timone

VI. Piazza Fontana e dintorni

VII. Cuor di Leone

VIII. La propaganda armata

IX. Sì al divorzio

X. L'ora di Craxi

XI. Tempo di scandali

XII. La non sfiducia

XIII. Via Fani

XIV. Sei e mezzo

XV. Pertini


Nota bibliografica

Cronologia essenziale

Indice dei nomi

Indice delle illustrazioni ai capitoli


 

Prefazione / Introduzione

Questo degli Anni di piombo è stato, per Cervi e per me, il capitolo insieme più facile e più difficile da ricostruire. Il più facile perché, avendolo entrambi vissuto in prima persona e in qualità di cronisti e di commentatori dei suoi vari episodi, non abbiamo avuto bisogno di consultare molti testi e documenti: bastava la nostra memoria. Il più difficile perché questi episodi sono talmente aggrovigliati che il dipanarli ci ha costretto ad un giuoco di anticipazioni e di rievocazioni che rende arduo seguire il filo del racconto.
Un'altra difficoltà è stata, per noi che ci siamo stati dentro fino al collo, prendere dagli avvenimenti la distanza necessaria a rappresentarli col dovuto distacco. Degli anni di piombo noi non siamo stati spettatori neutrali. Fondammo un giornale apposta per intervenirvi, e l'abbiamo fatto giorno dopo giorno, con quanta più incisività potevamo, e da posizioni in pieno contrasto con quelle assunte, più o meno scopertamente, da quasi tutta l'altra stampa, quotidiana e periodica, nazionale. Fu una battaglia dura e difficile, che ci ha lasciato addosso parecchie cicatrici, e non parlo soltanto di quelle materiali. Per tutti gli anni Settanta, e per i primi Ottanta, noi fummo indicati alla pubblica esecrazione come i fascisti, i golpisti, in una parola i lebbrosi. E forse saremmo ancora nel ghetto in cui ci avevano relegato, se a trarcene fuori dandoci completa ragione non fossero sopravvenuti i fatti.
Spogliarci di questo passato e parlarne come se non ci avessimo partecipato è stato, per Cervi e per me, lo sforzo più grosso. Speriamo di esservi riusciti: nei limiti, si capisce, di quell'angolatura da cui nemmeno lo storico più obbiettivo e imparziale può prescindere. Per noi gli anni che vanno dalla strage di piazza Fontana all'assassinio di Moro non sono affatto "formidabili" come li dipingono certi commentatori e memorialisti di sinistra per giustificare i propri trascorsi di fiancheggiatori del terrorismo. Per noi quei "formidabili " anni furono quelli del sopruso di una minoranza ubriaca di mode e di modelli d'importazione (Marcuse, Mao, Che Guevara) su una maggioranza succubo, anche perché priva di una voce che la rappresentasse. Noi fummo questa voce. E non possiamo prescindeme anche se abbiamo fatto di tutto per dimenticarcene.
Secondo noi, il bilancio di quei "formidabili" anni è tutto in passivo. Essi non si sono lasciati dietro che lutti, galere, e quella cosiddetta "cultura del sospetto" che seguita ad inquinare la nostra vita pubblica, continuamente scossa da scandali più o meno pretestuosi che proprio in quei "formidabili" anni hanno la loro origine e radice.
Ma il nostro, intendiamoci, non è un libro di denuncia. Le denunce le sporgemmo via via che i fatti ce ne offrivano il destro. Oggi che la Storia ha emesso il suo verdetto, la denuncia sarebbe anacronistica e ingenerosa. È alla Storia che noi abbiamo voluto dare il nostro modesto contributo. E credo che sia tempo di farlo prima che i Grandi Delusi della sinistra si approprino, come sempre fanno, anche di quella e la stravolgano a profitto delle loro sbugiardate e ridicolizzate tesi.
Se abbiamo assolto il nostro impegno, lo giudicheranno i lettori, e specialmente quelli che, come noi, hanno vissuto quel periodo. Per aiutarli a ricordare, noi crediamo di avere fatto del nostro meglio.
I. M.


Inizio

 

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