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Piero Ottone

Italia mia

Longanesi - Collana: Il Cammeo

Pagine 192 - Formato 14x21 - Anno 2009 - ISBN 9788830426658
Argomenti: Saggistica, Italia, Attualita'
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

Prezzo di vendita: € 15.00

 



Note: Il paese che abbiamo sognato e che non c'è

Caratteristiche: rilegato

 

Note di Copertina

Oggi l'Italia, nel consesso internazionale, è una nazione di serie B, che «conserva ancora qualche affinità col Marocco o con la Tunisia», dichiara malinconicamente Piero Ottone. Ma chi siamo, oggi, noi italiani? E come siamo cambiati quasi cinquant'anni dopo il libro di Luigi Barzini – Gli italiani, appunto – al quale questo idealmente si richiama?
A tali domande, che ne sottendono molte altre, Ottone risponde anche attingendo a una lunga esperienza di vita, di cui affiorano ricordi professionali, incontri e amicizie, dalla giovinezza vissuta durante il fascismo – del quale dà un giudizio equanime, quasi provocatorio – fino a oggi. L'autore traccia un profilo per quanto possibile oggettivo, ma non per questo meno partecipe, del pianeta Italia. Dove non mancano le persone di valore, ma non c'è a livello nazionale – non c'è mai stata – una classe dirigente paragonabile a quella dei grandi paesi occidentali. Il livello, da noi, è quello che è. Esistono alcune enclaves di buona tradizione, di prestigio, ma un paese, per crescere, deve imparare la serietà, la prudenza, il rigore etico. Questo non è disfattismo o autodenigrazione, ma sano realismo, utile a evitare errori e illusioni.

Un brano:
"La crisi è profonda. La vita pubblica ha, come tutto al mondo, i suoi cicli, e non è il caso di lasciarsi impressionare oltre misura dalle punte verso il basso, alle quali farà seguito, inevitabilmente, una curva in salita. Ma l'Italia di questi anni, all'inizio del terzo millennio, non è solo vittima di un malessere passeggero. E veramente ammalata, in modo grave.
Piuttosto che ripetere l'elenco delle cose che non vanno dobbiamo dunque chiederci: perché non vanno? Qual è la matrice della crisi? Perché si è passati dall'euforia e dagli entusiasmi del primo dopoguerra, pur fra tante asperità e durezze, alla depressione dell'Italia contemporanea?"


 


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