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Luca Canali
Amore sessualita' negli autori latini
Bompiani
- Collana: Saggi Bompiani / Saggistica
Pagine 224 - Formato 14x22,3 - Anno 2001 - ISBN 9788845248528
Argomenti: Critica e storia letteraria
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Note: Note di Maria Pellegrini
Caratteristiche:
rilegato, con sovraccoperta
Note di Copertina
La poesia d'amore latina era, in generale, molto più libera della nostra in materia sessuale. Catullo, Grazio, Virgilio, Tibullo, Properzio e Ovidio cantarono con disinvoltura anche l'intimità dei loro incontri amorosi, fossero eterosessuali o omosessuali. Del resto, per permettere all'oratore Ortensie di avere un figlio, anche Catone il Giovane, vivido esempio di moralismo, gli prestò la propria moglie, per poi riprenderla tranquillamente in casa suscitando non poche ironie, ma non scandalo e tantomeno censura. In questo libro Luca Canali passa in rassegna le diverse modulazioni sentimentali e fisiche dell'Eros (e dell'odio), dal severo esorcismo di Lucrezio al tormento di Catullo, dalla malinconia di Grazio ali' "eros freddo" di Virgilio, da quello ardente di Tibullo e di Properzio all'elegante cinismo di Ovidio, dall'erotismo frenetico di Petronio all'indignazione di Giovenale e alla perfidia di Marziale. E sono proprio i testi di questi grandi, in elegante traduzione italiana, a testimoniare gli aspetti spesso contraddittori, o in ogni caso fra loro diversissimi, dell'amore e della sessualità nel mondo latino. Duemila anni fa esisteva già una netta distinzione fra "l'amore" e il "voler bene": e sono spesso i testi stessi di questi "grandi", in elegante traduzione italiana, a testimoniare tutti gli aspetti della sessualità e dell'amore eterosessuale e omosessuale.
Indice - Sommario
Avvertenza
Introduzione
In principio era l'eros
Lucrezio, severo esorcista della passione
Catullo, l'amore scisso
La torbida castità di Virgilio
Orazio: anni e amori ruggenti
Tibullo nell'amore e nella vendetta
Ovidio: l'amore come gioco
Properzio: 1' "amour fou"
Petronio: l'erotismo panico
Giovenale: l'eros furente
Marziale: il veleno nella coda
Prefazione / Introduzione
Il potere (politico ed economico) e il sesso (nudo o sublimato nella passione amorosa) sono le due molle che hanno sempre mosso quel caos di eventi insensati e sanguinosi che usiamo chiamare la "Storia". Si pensi, solo per fare due esempi, all'influenza di Cleopatra su Cesare e Antonio, e di Livia su Augusto. Tuttavia, mentre i fatti e misfatti del potere sono sempre stati esaurientemente e spesso mendacemente narrati dagli storiografi, su quelli del sesso, dopo l'affermarsi ed estendersi delle "civiltà" religiose sessuofobe, si è quasi sempre disteso un velo di ipocrita pudicizia, nella vita e nella letteratura. Dalla repressione è nata così la pornografia, di cui si è proficuamente nutrita la subcultura letteraria e "giornalistica" cara a un pubblico di inibiti, di repressi, di pervertiti o di "studiosi del costume". Di una libera sessualità hanno invece nutrito le loro opere grandissimi autori, quali Boccaccio, l'Aretino, Giuseppe Gioachino Belli. Ma sono eccezioni, e in tempi non troppo remoti si è assistito persino a processi contro scrittori giudicati "osceni" e incarcerati: si pensi all'esempio clamoroso di Oscar Wilde. Ma anche Flaubert e Lawrence hanno avuto noie dalla "Giustizia". E l'elenco potrebbe arricchirsi di altri nomi: per ricordarne uno recente, pensiamo a quello di Pier Paolo Pasolini.
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