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Balthus
Bompiani
- Collana: Cataloghi d'arte / Illustrati
Pagine 496 - Formato 21x29,7 - Anno 2001 - ISBN 9788845249457
Argomenti: Pittura, Arte
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi, VOLUME DI DIFFICILE REPERIBILITA'
Note: Serie CATALOGHI D'ARTE - a cura di Jean Clair - circa 400 illustrazioni
Caratteristiche:
rilegato, illustrato a colori, con sovraccoperta

Note di Copertina
È dedicato a Balthus, indiscusso protagonista dell’arte del XX secolo, il catalogo della nuova grande mostra monografica allestita a Palazzo Grassi a Venezia.
Una puntuale e dettagliata ricostruzione della vita e dell’opera di un maestro sempre refrattario a qualsiasi scuola o movimento artistico eppure testimone, attraverso i suoi capolavori, di un’epoca alla quale non ha mai sentito di appartenere veramente.
Oltre quattrocento illustrazioni ricostruiscono la vicenda di un artista solitario che parla attraverso la sua pittura.
Amico di Rainer Maria Rilke e Pierre Jean Jouve, iniziato alla pittura da Bonnard, Maurice Denis e Derain, celebrato da scrittori e poeti come Antonin Artaud, Yves Bonnefoy, Albert Camus, Balthus è stato protagonista indiscusso dell’arte del XX secolo. “Balthus è un pittore del quale non si sa nulla. E ora guardate i miei quadri”, dichiarava lui stesso a chi lo interrogava sulla sua vita. E nell’opera di Balthus il paradiso infantile, l’innocenza perduta, l’inesauribile energia di Eros diventano per l’artista la fonte alla quale attinge per fare propria la lezione degli antichi maestri, traendo da ciò che è stato e che resta la lezione viva, l’emozione, il significato e l’immagine di ciò che costituisce il presente. Il catalogo della mostra in programma a settembre a Palazzo Grassi ripercorre la vicenda artistica di questo enfant prodige, sempre a cavallo fra tradizione e modernità, che ha conservato nel corso del tempo una immutata vitalità creativa. Attraverso i contributi critici di studiosi di fama internazionale - tra cui Jean Leymarie, John Russel, Sabine Rewald - e i souvenir di amici e contemporanei, l’opera documenta la straordinaria originalità e forza espressiva dell’artista. Corredato da un ricco apparato iconografico costituito da dipinti, disegni, schizzi e bozzetti teatrali, il volume ricostruisce approfonditamente l’evoluzione estetica di Balthus dagli anni venti a oggi, mettendone a fuoco le tappe fondamentali: dai soggiorni in Italia, all’influsso del paesaggio cinese, alle illustrazioni per la narrativa, ai contatti con il teatro.

Indice - Sommario
Dalla Strada alla Camera. Una mitologia del Passaggio, di Jean Clair
Balthus e Rilke: un'infanzia, Jean Clair
Il giovane Balthus, di Sabine Rewald
Balthus e Jouve. Documenti inediti, Robert Kopp
Balthus al Festival di Aix-en-Provence, di Sylvia Lorant Colle
"Il paesaggio è molto cinese in questo momento". L'influenza della pittura cinese nel paesaggio di Balthus, di Xing Xiaozhou
Balthus a villa Medici (1961-1977), di Annick Lemoine
Balthus assoluto, di James Lord
Gli anni cinquanta a Parigi e a Chassy, di Raymond Mason
Chi è, di Giorgio Soavi
"Chiamatemi conte o Balthus", di Sandro Manzo
Michelina, di Michela Terrori con Slavica Perkovic e Lewis Baltz
Il funerale del conte di Rola, di Jean Clair
CATALOGO DELLE OPERE, di Virginie Monnier
Gli anni giovanili (1919-1929)
L'anteguerra (1932-1939)
La guerra e il dopoguerra (1940-1953)
Chassy (1953-1961)
Roma (1961-1977)
Rossinière (1977-2001)
Balthus e il teatro
Croquetons
Balthus e i suoi
APPARATI
Biografia, a cura di Virginie Monnier
Monografie, a cura di Virginie Monnier
Mostre personali, a cura di Virginie Monnier
Indice dei nomi
Indice delle opere

Prefazione / Introduzione
La mostra alla Galerie Pierre
Balthus, lo sappiamo, non è mai stato surrealista. I suoi gusti, le sue inclinazioni, lo avvicinano giovanissimo a una tradizione pittorica costruita, severa, capace di comporre storie, illustrare leggende e resuscitare miti. Piero della Francesca, Masaccio, Poussin, David, Courbet sono, attraverso i secoli, i suoi geni d'elezione. La sua pittura non tende a una bellezza scaturita direttamente da un automatismo dell'inconscio, né è dominata dalle categorie del "meraviglioso" e del "convulso" invocate allora da André Breton. La storia di quella filiazione è stata scritta. Negli anni venti, nel corso del suo viaggio in Italia, Balthus rafforza quei tropismi forse grazie all'incontro con i migliori prodotti della giovane pittura italiana, dai Valori plastici al Novecento, da Carrà a Casorati. Ne condividerà la poesia glaciale, la passione per i manichini e gli automi, il realismo magico, l'amore per il bel mestiere. Abbiamo esplorato anche un'altra fonte della sua modernità, la Neue Sachlichkeit, sfiorata a Berlino nella prima giovinezza, che accentuò un'influenza di radice germanica sempre negata, ma che non poteva completamente ignorare, viste le sue origini e il comune rifiuto dell'espressionismo. A queste influenze vaghe e indecise vanno sommate quelle delle correnti classiche che si sviluppano a Parigi all'epoca in cui Balthus vi si stabilisce: i neoumanisti, raccolti intorno a Christian Bérard che, attraverso l'amicizia di Cassandre, gli è talvolta molto vicino, e Berman e Tchelichew; il Salon des Forces Nouvelles, aperto nell'aprile 1935 alla Galerie Billiet-Vorms, a un anno dalla prima mostra alla Galerie Pierre. Costoro sono fautori di una pittura austera, terrigna, rivolta agli umili, contadini e operai. Come gli italiani si proclamano eredi dell'italianità del Masaccio e i tedeschi della tradizione di Dürer, i principali esponenti di tali correnti - Humblot, Rohner, Jannot, Tal Coat - celebrano, con quindici anni di ritardo sul resto d'Europa, una "tradizione francese" che la famosa esposizione delPOrangerie "Les peintres de la réalité", organizzata da Charles Sterling, ha appena riportato in auge: Valentin e i caravaggeschi francesi, i fratelli Le Nain, Georges de la Tour su tutti. Inoltre, come nella pittura transalpina, si celebra la riscoperta di Piero della Francesca. Un motivo, in particolare, ritorna costantemente, in omaggio al Baro del Louvre: i giocatori di carte. Balthus lo riprenderà in più occasioni, nel corso della sua opera, come un ricordo persistente delle prime scoperte parigine. Eppure se Balthus si fosse limitato a quello, non sarebbe diventato l'artista che ammiriamo. Forse non sarebbe stato altro che il pittore un po' noioso, nostalgico, passatista, quasi "museale", che i suoi detrattori vedono in lui. Sappiamo che le cose stanno in un altro modo. Un ulteriore elemento, quindi, è intervenuto ad alterare questa costruzione troppo deliberata e sapiente.
Balthus, dicevamo, non è mai stato surrealista. Le sue amicizie tuttavia, gli ambienti che frequenta a Parigi, le prime firme che si interessano alla sua opera, la prima galleria che lo espone, mostrano con chiarezza, in apparente contraddizione con quanto ricordato della sua storia, la direzione verso la quale convergono le sue affinità. Gli apre le porte la Galerie Pierre, roccaforte del surrealismo, i suoi amici sono Antonin Artaud, Jacques Lacan, Georges Bataille, i suoi compagni gli intellettuali, artisti, poeti, filosofi, scrittori, storici, etnologi e psichiatri legati alla rivista "Minotaure". Ed è nella prestigiosa rivista fondata da Skira e diretta da Tériade che le sue opere vengono riprodotte per la prima volta. Il quadro si fa complicato.