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Leonardo Sciascia

Opere 1971.1983

Bompiani - Collana: Classici

Pagine L-1287 - Formato 11x17,5 - Anno 2001 - ISBN 9788845250019
Argomenti: Letteratura italiana, Narrativa
Esaurito - Temporaneamente non disponibile


Note: A cura di Claude Ambroise

Caratteristiche: brossura

 

Indice - Sommario


Saggio introduttivo di Claude Ambroise

Cronologia

Nota ai testi


IL CONTESTO

TODO MODO

LA SCOMPARSA DI MAJORANA

I PUGNALATORI

CANDIDO

L'AFFAIRE MORO

NERO SU NERO

DALLE PARTI DEGLI INFEDELI

IL TEATRO DELLA MEMORIA

CRUCIVERBA


 

Prefazione / Introduzione

da POLEMOS, di Claude Ambroise

Il cavaliere e la morte (1988) è un giallo e, come al solito, anche un pamphlet. Bersaglio delle acuminate frecce sciasciane è l'Italia del capitalismo maturo: quello degli anni ottanta. Antefatto: è stato assassinato un ricchissimo industriale, l'avvocato Sandoz. Indaga un poliziotto ammalato di cancro: incontra e interroga l'ingegnere Aurispa, un altro industriale ancora più ricco e più potente (è il mandante?"), due donne della migliore società, un agente dei servizi, "il grande giornalista"... Il poliziotto è solo un vice, ha anche un capo. È uomo di molte letture e in ufficio tiene una stampa di Dürer. Guarda la vita nella sua degradata quotidianità, ripensa la sua vita, finisce di viverla tra fitte di dolore, e muore, ma non di cancro. Chiave del racconto è un misterioso gruppo, più esattamente, il nome di un gruppo: "I figli dell'ottantanove". A legare il nome del gruppo al delitto, questa contraddittoria interrogazione: "I figli dell'ottantanove sono stati creati per uccidere Sandoz, o Sandoz è stato ucciso per creare i figli dell'ottantanove?" A meno che, prendendo due piccioni con una fava, l'assassino non abbia risolto la contraddizione.
Sembra che Sandoz avesse ricevuto minacce da quel misterioso gruppo. Un sordomuto, poi, guardando un giovane in una cabina telefonica, nel leggergli sulle labbra aveva riconosciuto che stava parlando dei figli dell'ottantanove (con la redazione di un giornale) e ne aveva reso possibile l'arresto. Uno scherzo diceva il giovane, una conferma, per il vice, della sua intuizione che "i figli dell'ottantanove" stavano generando la sovversione, come se quelle parole fossero mine vaganti in grado di aggregare da sole membri di un costituendo gruppo rivoluzionario.
Cosa in Sciasela non nuova (ma nel Cavaliere e la morte lo scarto è misurato tra scrittura e autoriscrittura), la vicenda criminale si gioca prevalentemente su vaganti significanti linguistici: telefonati "i figli dell'ottantanove"; scritti a mano "ti ucciderò", sul cartoncino segnaposti fatto arrivare da Aurispa a Sandoz, fingendo un gioco di galanteria, durante un'ultima cena prima del delitto. Cade proprio in taglio l'enigma della scrittura citato nel Giorno della civetta (1961); l'uomo che la fa, sempre la pensa. Se Aurispa ha scritto "ti ucciderò", è lui, in un modo o in un altro, l'assassino, poiché la scrittura non. può non essere stata rivelazione del suo istinto criminale.
Altri significanti vagano e che per il lettore trovano facili referenti o, comunque, altri significanti a lui familiari, sono quelli che, nel libro, nominano i vertici del mondo industriale: ingegnere Cesare Aurispa, avvocato Sandoz; si apra un qualsiasi giornale, e neanche specializzato nel business, e vi si ritroveranno l'Avvocato, l'Ingegnere, Cesare... nonché la firma del grande giornalista. Il racconto è ambientato in una città del Nord (una città di portici). E difficile essere più evidentemente polemici nei confronti dell''establishment industriale, più iconoclasti dell'immagine che ne viene diffusa in questi anni dai mass media di sua proprietà. Non più il PCI e lo Stato democristiano vengono colpiti come nel Contesto (1971) o Todo modo (1974), ma la cultura imprenditoriale degli anni ottanta, giornalisticamente così reclamizzata, così affrettatamente ritenuta diversa da quella degli "anni di piombo".


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