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Erik Satie
Quaderni di un mammifero
Adelphi
- Collana: Biblioteca Adelphi
n. 97 - Pagine 343 - Formato 14x22 - Anno 1980 - ISBN 9788845904424
Argomenti: Diari - Interviste
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Prezzo di copertina € 29.00
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Note: A cura di Ornella Volta
Caratteristiche:
brossura, illustrato
Note di Copertina
" Satie ci è indispensabile " scriveva John Cage più di venti anni fa. Personaggio leggendario della musica moderna, amato già ai tempi delle prime avanguardie per il suo spirito bizzarro, irriverente e acutissimo, Satie si è rivelato col tempo uno dei Santi Protettori, insieme a Duchamp, di tutta la concezione moderna dell'arte. Ma non bisognerà cercare il suo insegnamento in ponderosi trattati e neppure nelle sue vere e proprie ' opere ' musicali. Volatile e penetrante, l'essenza-Satie si avverte soprattutto in rapide battute, testi marginali, biglietti, lettere, interventi, istruzioni agli interpreti - tutti frammenti di quelle impossibili " memorie di un amnesiaco " che continuò a non scrivere per tutta la vita. Dispersi in mille direzioni, gli scritti di Satie - questo suo cuore esoterico - sono stati qui finalmente raccolti e amorosamente annotati da Omelia Volta. Vi si incontreranno vere rivelazioni (come la folgorante ' commedia ' L'insidia di Medusa, uno dei vertici patafisici del secolo), preziose confessioni (sempre fuggevoli e ironiche, ma tanto più significative), saggi sapienti sui contemporanei (da Debussy a Stravinsky), geniali proposte (come quella celebre della musique d'ameuble-ment). E mai come in queste pagine si avrà l'impressione di vivere all'interno di quel lungo momento felice in cui a Parigi la circolazione fra musica, pittura e letteratura era continua e frenetica - e Dia-ghilev e Max Jacob, Stravinsky e Picasso, Tzara e Cocteau si incontravano e si scontravano, formavano repentine alleanze o si lanciavano in brutali polemiche. Satie era un po' il centro immobile di quel vortice. Fomentatore indefesso del Nuovo, la sua figura manteneva però sempre un qualcosa di separato e distante dal proprio ' clima ' storico. Candido guru, legato da un'invisibile cordicella a una perenne infanzia, vittima incongrua della propria ironia (un tribunale lo condannò nel 1917, con conseguenze disastrose, per aver scritto a un critico questo biglietto: " Signore, lei non è che un culo, ma un culo senza musica "), impenetrabile marionetta di se stesso, Satie possedeva un'eccentricità profonda che va ben più in là di quella, sempre un po' militaresca e squillante, delle avanguardie che lo circondavano. Alla sua morte, la sua stanza ad Arcueil apparve agli amici che vi mettevano piede per la prima volta come " un'immensa ragnatela ". Lì, in un'agglomerazione indistinta di oggetti eterocliti, reliquati di epoche scomparse, si trovarono quattromila bigliettini nitidamente calligrafati, riposti in scatole di sigari, e un numero imponente di ombrelli. Era quella la tana di un " mammifero " di una specie che contava un solo esemplare. E così, come un essere solitario e unico, lo avrebbe ricordato Max Jacob: " Metteva la mano davanti alla bocca per ridere di soppiatto, mangiava di rado e tornava a piedi, la notte, nella sua casa di Arcueil. Come tutti i genii, aveva un grande buonsenso, mente lucida, sangue freddo e battuta pronta ".