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Kuki Shuzo
Struttura dell'Iki (La)
Adelphi
- Collana: I Peradam / Saggistica
n. 1 - Pagine 181 - Formato 14x22 - Anno 1992 - 18 Tavole fuori testo - ISBN 9788845909337
Argomenti: Saggistica
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Prezzo di copertina € 16.00
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Note: A cura e con un saggio di Giovanna Baccini
Caratteristiche:
brossura, illustrato
Note di Copertina
"Lei conosce il conte Kuki Shuzo. Ha studiato molti anni con Lei". "Rivolta al conte Kuki rimane la mia memoria riconoscente"". Con queste parole, che si leggono in un celebre libro di Heidegger, si può dire che affiori l'esistenza di Kuki Shuzo in Occidente e lì rimanga sospesa, come il miraggio di un orientale "dal cuore limpido e fine" che capiva il pensiero occidentale meglio degli Occidentali. Eppure Kuki Shuzo è esistito - e la sua storia travagliata e romanzesca va ben oltre quell'immagine, come mostra questo libro, che è il libro della sua vita. ""Tutto il suo pensare era rivolto a ciò che i Giapponesi chiamano iki". "Ciò che questa parola dice ho potuto solo presagirlo da lontano nelle mie conversazioni con Kuki"" aggiunge Heidegger. Forse perché Heidegger non poté leggere il trattato di Kuki sull'iki, qui per la prima volta tradotto. E forse all'origine di questo libro vi è proprio la difficoltà provata da Heidegger. Una difficoltà, pensò Kuki, analoga a quella che deve affrontare chiunque tenti di tradurre il termine essere, fondamento del pensiero occidentale, in giapponese. Ma la parola essere si incontra in Parmenide, mentre la parola iki appartiene al gergo delle geishe. Già qui si accenna sottilmente il divario Oriente- Occidente.
Che cos'è dunque l'iki? Nel Giappone del periodo Bunka Bunsei (1804-1830), questa parola veniva usata per definire l'ineffabile fascino della geisha, il suo stile sprezzante ma accattivante, ammiccante ma riluttante, improntato a sensualità e rigore, inflessibilità ed eleganza. Kuki circumnaviga ogni accezione dell'iki, filtrando la parola con uno sguardo che ne individua i tratti distintivi nella seduzione, nell'energia spirituale e nella rinuncia; la colloca in un sistema estetico rigoroso; ne scopre le tracce nell'acconciatura, nell'incedere, nei gesti e nelle posture della geisha; nei motivi decorativi a righe verticali, nel colore marrone, nell'architettura della casa da tè, nella musica per shamisen. Capire l'iki è come percepire la fragranza di un'intera civiltà. E forse ci aiuta anche a capire l'essere per un'altra via.
"L'iki è dunque la quintessenza (sui) della seduzione. L'iki ignora le mediocri certezze della realtà, osa mettere fra parentesi la vita reale, e mentre respira con distacco un'aria incontaminata si abbandona a un gioco autonomo, gratuito e disinteressato. E, in una parola, seduzione per la seduzione. La serietà e l'ossessione amorosa sono contrarie all'essenza dell'iki a causa della loro realtà e della mancanza di possibilità. L'iki esige un'anima disponibile al mutamento e libera, che abbia trasceso i vincoli dell'amore. Quella che dice: "Preferisco il buio a una luna incerta" è l'anima obnubilata dalla passione. Quella che invece dichiara di "preferire la luna, seppure incerta" è 1'"anima iki", che fa andare in collera l'innamorato".
Indice - Sommario
Una grazia inflessibile di Giovanna Baccini
Nota bibliografica
LA STRUTTURA DELL' IKI
Premessa
Introduzione
La struttura intensiva dell'iki
La struttura estensiva dell'iki
L'espressione naturale dell'iki
L'espressione artistica dell'iki
Conclusione
Regesto
Elenco delle illustrazioni