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Michel de Montaigne

Saggi

Adelphi - Collana: Classici / Grandi Opere

n. 16 - Pagine XXXIV-1596 - Formato 13x20,5 - Anno 1966 - ISBN 9788845909368
Argomenti: Saggistica
Esaurito - Temporaneamente non disponibile


Note: 2 tomi - A cura di Fausta Garavini con l'aggiunta del saggio di Sergio Solmi "La salute di Montaigne"

Caratteristiche: rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta

 

Note di Copertina

"Non conosco libro più calmo, e che disponga maggiormente alla serenità" scrisse Flaubert dei "Saggi", e certo, tra i grandi libri in cui si è espressa la cultura occidentale, non molti sono quelli che presentano altrettanto immediata l'impronta di uno spirito sereno, coordinatore sovrano e misurato di un'infinita e fluttuante varietà di contenuti. Sorretta da una curiosità che non si arresta davanti a nulla, l'indagine serrata (se pure niente affatto sistematica) che Montaigne conduce nel suo libro vede i suoi risultati ridotti a un'unica costante che è lo studio di sé, delle proprie humeurs et conditions, e attraverso di esso arriva alla rappresentazione dell'uomo "dipinto per intero, e tutto nudo". Persuaso che tutto sia stato detto e preoccupato di dimostrare che lo spirito umano rimane sempre simile a se stesso, egli giunge, paradossalmente, alla conclusione che nulla può dirsi che sia certo, se non che tutto è incerto. Questo gli apre le porte per un viaggio senza fine all'interno di se stesso, solo soggetto possibile della sua ricerca perché il solo verificabile mediante l'esperienza diretta e, in fondo, il solo interessante per lui: "lo oso non soltanto parlare di me, ma parlare soltanto di me...". Le parti sono così rovesciate; l'uomo non deve accettare una linea di condotta precostituita, anche se resa venerabile da una tradizione solida e ormai acquisita, né districare nella selva di dottrine contraddittorie quella che gli serva come filo conduttore per la propria vita; egli deve piuttosto esprimere un modo di vita che si propone appunto di essere peculiare e unico. Questa accanita, quasi puntigliosa reductio di tutta la cultura precedente è stata indubbiamente la grande scoperta di Montaigne, e quella che ha fatto dei "Saggi" un punto fermo nella storia della cultura occidentale. Il libro è sì la grande summa in cui vengono esposte, criticate, parzialmente accettate o respinte con stupefacente libertà di giudizio le teorie tradizionali più generalmente accolte, il grande serbatoio attraverso cui fluisce lo spirito classico e in cui si raccolgono, filtrate, tutte le principali correnti del pensiero antico, ma soprattutto è la prima grande rappresentazione moderna dell'uomo nella sua condizione tutta umana, sradicata, parrebbe, dal suo rapporto esistenziale con la totalità - ma non da quello con la Natura -, dell'uomo come unico punto di riferimento per ogni azione e ogni giudizio. L'uomo di Montaigne, questo soggetto "vano, vario e ondeggiante", non è più l'eroe che cerca di superare la propria condizione in uno sforzo tragico o mistico, ma l'uomo nuovo, l'honnéte homme, che accetta se stesso, le sue potenzialità e i suoi limiti. I "Saggi" sono perciò il primo grande sforzo, pienamente consapevole, di fare dell'indagine psicologica e morale la sostanza stessa dell'attività letteraria, giacché il chiarire a se stessi per mezzo della parola le proprie "fantasie informi" diventa in realtà un modo di vivere più compiutamente: "Non son tanto io che ho fatto il mio libro, quanto il mio libro che ha fatto me, libro consustanziale al suo autore, di un'utilità personale, membro della mia vita...".
Di questo testo, scritto in una lingua cinquecentesca estremamente ricca e complessa, l'edizione a cura di Fausta Garavini offre per la prima volta al lettore italiano una traduzione condotta con criteri filologici e stilistici rigorosi, corredata di numerose note e ampie appendici (un profilo biografico, uno studio sulla lingua di Montaigne, una bibliografia ragionata, un indice delle citazioni e dei nomi), e a cui è premesso il celebre saggio di Sergio Solmi, La salute di Montaigne.


 

Indice - Sommario


"LA SALUTE DI MONTAIGNE", DI SERGIO SOLMI

Avvertenza

Al lettore


LIBRO PRIMO

1. Con mezzi differenti si arriva allo stesso fine - 2. Della tristezza - 3. I nostri sentimenti vanno oltre noi stessi - 4. Come l'anima riversa le sue passioni su oggetti falsi quando i veri le vengono a mancare - 5. Se il comandante di una piazzaforte assediata debba uscire per parlamentare - 6. L'ora pericolosa dei parlamentari - 7. L'intenzione è giudice delle nostre azioni - 8. Dell'ozio - 9. Dei bugiardi - 10. Del parlare spedito o lento - 11. Dei pronostici - 12. Della fermezza - 13. Cerimoniale delle udienze reali - 14. Come il sapore dei beni e dei mali dipenda in buona parte dall'opinione che ne abbiamo - 15. Si è puniti per l'ostinarsi in una piazzaforte senza ragione - 16. Della punizione della codardia - 17. Comportamento di alcuni ambasciatori - 18. Della paura - 19. Bisogna giudicare la nostra felicità solo dopo la morte - 20. Filosofare è imparare a morire - 21. Della forza dell'immaginazione - 22. Il vantaggio dell'uno è danno dell'altro - 23. Della consuetudine e del non cambiar facilmente una legge accolta - 24. Effetti diversi d'una medesima risoluzione - 25. Della pedagogia - 26. Dell'educazione dei fanciulli - 27. È follia giudicare il vero e il falso in base - alla nostra competenza - 28 Dell'amicizia - 29. Ventinove sonetti di Étienne de a Boétie - 30. Della moderazione - 31. Dei cannibali - 32. Bisogna comportarsi con discrezione nel giudicare le disposizioni del cielo - 33. Del fuggire i piaceri a costo della vita - 34. La fortuna si trova spesso sulla via della ragione - 35. Un difetto dei nostri governi - 36. Dell'uso di vestirsi - 37. Catone il giovane - 38. Come piangiamo e ridiamo di una stessa cosa - 39. Della solitudine - 40. Riflessione sopra Cicerone 41. Del non far parte della propria gloria - 42. Dell'ineguaglianza che esiste fra noi - 43. Delle leggi suntuarie - 44 Del dormire - 45. Della battaglia di Dreux - 46. Dei nomi - 47. Dell'incertezza del nostro giudizio - 48. Dei destrieri - 49. Dei costumi antichi - 50. Di Democrito e di Eraclito - 51. Della vanità delle parole - 52. Della parsomonia degli antichi - 53. Di un detto di Cesare - 54. Delle astuzie inutili - 55. Degli odori - 56. Delle preghiere - 57. Dell'età


LIBRO SECONDO

1. Dell'incostanza delle nostre azioni - 2. Dell'ubriachezza - 3. Usanza dell'isola di Geo - 4. A domani gli affari - 5. Della coscienza - 6. Dell'esercizio - 7. Delle onorificenze - 8. Dell'affetto dei padri per i figli - 9. Delle armi dei Parti - 10. Dei libri - 11. Della crudeltà - 12. Apologia di Raymond Sebond - 13. Del giudicare della morte altrui - 14. Come il nostro spirito è d'impaccio a se stesso - 15. Il nostro desiderio si accresce per la difficoltà - 16. Della gloria - 17. Della presunzione 18. Del mentire 19. Della libertà di coscienza - 20. Nulla di quanto gustiamo è puro - 21. Contro l'infingardaggine - 22. Delle poste - 23. Dei cattivi mezzi adoperati a buon fine - 24. Della grandezza romana - 25. Del non fingersi malato - 26. Dei pollici - 27. Viltà madre di crudeltà - 28. Ogni cosa ha il suo tempo - 29. Della virtù - 30. Di un fanciullo mostruoso - 31. Della collera - 32. Difesa di Seneca e di Plutarco - 33. La storia di Spurina - 34. Osservazioni sui modi di Giulio Cesare nel fare la guerra - 35. Di tre buone mogli - 36. Degli uomini più eccellenti - 37. Della rassomiglianza dei figli ai padri


LIBRO TERZO

1. Dell'utile e dell'onesto - 2. Del pentirsi - 3. Di tre commerci - 4. Del diversivo - 5. Su alcuni versi di Virgilio - 6. Delle carrozze - 7. Dello svantaggio della grandezza - 8. Dell'arte di conversare - 9. Della vanità - 10. Del governare la propria volontà - 11. Degli zoppi - 12. Della fisionomia - 13. Dell'esperienza


APPENDICE A

SENTENZE ISCRITTE SULLE TRAVI DELLA BIBLIOTECA DI MONTAIGNE

APPENDICE B: NOTA BIBLIOGRAFICA

SULLA LINGUA DEGLI "ESSAIS"

APPENDICE C: NOTA BIBLIOGRAFICA

APPENDICE D: INDICE DELLE CITAZIONI

INDICE DEI NOMI CITATI NEL TESTO


 

Prefazione / Introduzione

Il segreto di Montaigne, il significato vitale degli "Essais" non è da ricercarsi in una ideologia qualsiasi, in una teoria più o meno filosofica o psicologica, e neanche nella scoperta di un metodo, sia pur essa inconsapevole: ma tutto nella naturale disposizione e ispirazione con cui lo scrittore potè affrontare il suo grande autoritratto, e trarre, dal vivo esempio dell'esperienza propria, la complessa, ricca e contraddittoria immagine dell'uomo ch'egli ci lasciò. Le osservazioni, le scoperte di Montaigne non possono scindersi dal loro autore: iscritte indelebilmente nella sua natura e nel suo stile, soltanto attraverso di essi acquistano piena luce di verità, quasi disciolte in un'acqua madre in cui soltanto siano operanti e visibili. Ciò spiega come la fatica degli interpreti per isolare la fondamentale struttura di quel libro, l'ideale storia del pensiero del suo autore, non abbia mai portato che a risultati unilaterali; come essa, finito il suo compito, si sia sempre trovata davanti ad un " residuo " irresolubile in termini logici, eppur capace di infirmare quei risultati stessi; come quasi tutti i suoi critici, anche i più obbiettivi, non ci abbiano, alla fine dei conti, consegnato altro che un'immagine personale del "loro" Montaigne, destinata il più spesso a restare un isolato tentativo d'interpretazione. Come, infine, i maggiori temi degli Essais, astratti dall'intuizione originaria con cui lo scrittore li pensò e li visse, si risolvano quasi tutti nei grandi luoghi comuni della filosofia antica, utili bensì alla discussione accademica, ma sorpassati, quanto alle loro concrete esigenze ideali, nello stesso clima storico in cui il suo pensiero si svolgeva. Il tentativo di effettuare, per parlare in termini di geometria applicata, una almeno approssimativa "triangolazione )> della posizione filosofica di Montaigne è fra i più indicati per convenire l'interprete al più radicale scetticismo critico. Lo stoicismo di Montaigne, lo scetticismo, l'epicureismo di Montaigne, le sue idee sull'educazione, sulla politica o sull'amore appaiono improvvisamente sbiadite e svuotate del loro contenuto più ricco, ove si prescinda dall'accento, dall'esponente ineffabile che ci è dato dal concreto modo di operare e di produrre della sua mente, dalle singolarità della sua indole e della sua esperienza. In un pensatore che si assume a filosofo, che si impegna cioè coscientemente nelle conseguenze logiche del suo pensiero, le conclusioni di questo finiscono col potersi considerare anche indipendentemente dal loro autore, prescindendo cioè dalla effettiva storia intima della loro formazione, un poco al modo delle scoperte e invenzioni scientifiche. Le idee di Montaigne sono invece - sempre - quelle stesse idee, più Montaigne: in un risultato talmente complesso da non essere più scomponibile nei suoi fattori.
Il lato più appariscente della ispirazione che si spiega negli "Essais" è, senza dubbio, quello che riguarda lo " scrittore ". Perché Montaigne, più di qualsiasi altro, è nato scrittore. Il modo con cui nacquero gli "Essais" può far pensare ad una di quelle tardive inclinazioni, destate dalle comodità di una vita facile e appartata, dal bisogno di sfuggire all'inerzia sfibrante della retratte, dal bruciore di qualche ambizioncella delusa. Sia come si vuole, la stessa mancanza, in quel libro, di un qualsiasi scopo filosofico o didattico preciso, l'assenza di una qualsiasi, anche indiretta, sollecitazione esterna, la stessa tenuità dei motivi pratici che ne aiutarono il sorgere, stanno a dimostrare la forza irresistibile della vocazione.


Inizio

 

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