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Vladimir Nabokov
Vera vita di Sebastian Knight (La)
Adelphi
- Collana: Biblioteca Adelphi
n. 259 - Pagine 230 - Formato 14x22 - Anno 1992 - ISBN 9788845909399
Argomenti: Letteratura russa, Narrativa
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Prezzo di copertina € 18.00
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Note: Con un saggio di Giorgio Manganelli - Traduzione di Germana Cantoni De Rossi
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
Sebastian Knight, un geniale scrittore nato a Pietroburgo nel 1899 e educato in Inghilterra, muore in giovane età lasciando alcuni romanzi, una serie di racconti e un fratellastro, V., che decide di scriverne la "vera vita" ritornando nei luoghi frequentati dal defunto e rintracciandone le donne e gli amici. Ma V. è uno Sherlock Holmes maldestro e impacciato, le piste s'incrociano e si sovrappongono, i personaggi si sdoppiano, sfuggono, talvolta muoiono mentre la ricerca è in corso, e il libro di V. diventa un romanzo senza fine la cui forma aberrante sarebbe questa: "un autore scrive un libro su di un autore che vorrebbe scrivere un libro su di un autore il quale, incidentalmente, ha avuto in animo di scrivere una biografia fittizia; di questo autore praticamente non si hanno notizie che non siano ingannevoli o tautologiche, ed anzi l'unica vera "notizia" è che Sebastian, scrittore, ha scritto dei libri" (Giorgio Manganelli).
Ma è questo un romanzo o il romanzo di una biografia che è anche autobiografia? Vladimir Nabokov, nato a Pietroburgo nel 1899, si definiva "uno scrittore americano cresciuto in Russia, educato in Inghilterra, imbevuto della cultura dell'Europa occidentale", e di questo "scrittore americano" dalle innumerevoli sfaccettature La vera vita di Sebastian Knight si può considerare l'atto di nascita e il passaporto. È un atto di nascita perché dopo i romanzi e i racconti in lingua russa è il primo libro scritto direttamente in inglese (fu composto a Parigi nel 1938, perlopiù nella stanza da bagno di un minuscolo appartamento, e pubblicato in America nel 1941 da New Directions, la casa editrice diretta dal poeta James Laughiin); ed è un passaporto per l'emigrazione da una letteratura a un'altra, nella quale Nabokov trasferisce e arricchisce il suo armamentario di scrittore-scacchista e scrittore-entomologo, i suoi giochi verbali e numerologie!, le invenzioni e i colpi di scena di una regia partecipe e insieme impietosa, non di rado perversa, sempre imprevedibile.
"Il piccolo suggeritore calvo chiude il suo libro mentre la luce si smorza a poco a poco. La fine, la fine. Tutti tornano alla loro vita di ogni giorno (e dare toma alla sua tomba) - ma l'eroe rimane, perché, nonostante i miei sforzi, non posso venire fuori dalla mia parte: la maschera di Sebastian mi rimane incollata al viso, la somiglianza non potrà esser lavata via. Io sono Sebastian, o Sebastian è me, o forse siamo tutti e due qualcuno che ne l'uno ne l'altro conosce".
"Questo libro breve e "leggero" - pare avere la consistenza ingannevole del sughero - è in realtà un libro astutamente ambizioso; il suo obiettivo a me sembra quello di costruire un tessuto di parole - mi ripugna chiamarlo "romanzo" - attorno a un punto vuoto, una assenza, un luogo mentale, indefinibile. Questa assenza contiene, inoltre, un ulteriore gioco, quasi un pun, una astuzia verbale. La vita di Sebastian Knight, quella "vera", è perduta, perché nessun indizio porta al centro; lo scrittore è una larva, una immagine simile a quelle che si colgono prima del precipizio del sonno. Ma vi è dell'altro: lo scrittore non possiede il tempo come serie; il tempo è un luogo matematico nel quale si raccoglie tutto ciò che altri chiamerebbe "il mondo"".
GIORGIO MANGANELLI