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Glenn Gould
Ala del turbine intelligente (L')
Adelphi
- Collana: gli Adelphi
n. 46 - Pagine 416 - Formato 13x20 - Anno 1993 - ISBN 9788845909696
Argomenti: Saggistica, Musica
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Note: Scritti sulla musica - A cura di Tim Page, con una presentazione di Mario Bortolotto.
Caratteristiche:
brossura, copertina plastificata
Note di Copertina
Questi scritti del leggendario pianista compongono una sorta di storia della musica a mosaico, altamente idiosincratica e non meno illuminante delle sue grandi interpretazioni.
Se c'è una leggenda musicale che è nata nei nostri anni, è quella di Glenn Gould. Questo pianista apparve fin dall'inizio nel segno di una novità radicale, che sconcertò molti e incontrò anche opposizione, finché i più si arresero all'ammirazione. Chiunque ha ascoltato qualche incisione di Gould ha capito che qui si pretendeva una perfezione quanto mai azzardata dal suono dello strumento. Una perfezione che investe la natura dello strumento stesso, come se dietro tutta la letteratura pianistica si lasciasse intravedere la nervatura dell'idea musicale, come se un costante col or " grigio ferro", un colore dietro il colore, compenetrasse il suono. Così, in quel suono, si percepisce una concezione idiosincratica, altamente complessa ed esigente, della musica. Leggendo questi scritti, che formano una vera storia della musica secondo Glenn Gould, si potrà constatare da quale rigoroso esercizio della mente e delle dita (se ricordiamo che " ascesi" significa in origine " esercizio") sia nata quella realtà che si intuisce all'ascolto. Oltre che un pianista, Gould è stato un modo inedito di pensare la musica. Ciò che Gould dice di Bach o di Schoenberg, di Richard Strauss o di Beethoven, di Wagner o di Musorgskij, di Mozart o di Boulez, è sempre di un'affilatezza e di un'acutezza che obbligano a rimettere in questione ogni volta le nostre inclinazioni, tanto che Leonard Bemstein ha definito questi scritti "una lunga serie di deliziosi e provocanti shock". Pieno di paradossi nello scrivere come nel suonare, Gould rivela in queste pagine, oltre la musica, se stesso: non solo nella memorabile autointervista che apre il volume, ma nei numerosi a parte extra-musicali, spesso caustici e irridenti, e ogni volta connessi con quell'assolutismo etico che trovava, per lui, nella musica il suo luogo di elezione. Ascoltandolo, nelle note come nelle parole, non si può capire come sia nata la sua leggenda. Soprattutto se ricordiamo ciò che una volta Gould stesso disse a un intervistatore: " Sa, la verità è talvolta quasi leggenda".
Gli scritti raccolti in questo volume vanno dal 1956 al 1978.
Prefazione / Introduzione
Celebre in tutto il mondo, invitato persino in anni più che sospetti nell'Unione Sovietica (ne approfittò per ammannire, oltre a talune sonate di Beethoven e qualche Brahms, una enorme quantità di Bach, Arte della fuga compresa, e musica contemporanea "relativamente conservatrice " : Hindemith e Berg e, infine, Schoenberg e la Terza sonata di Krenek:
qualcosa dunque da rendere difficile anche il sorriso dei Moscoviti, per definizione amabili - privetlivje moskvici, si sa bene), restava sconosciuto affatto in Italia. Nel 1961-, Stockhausen ebbe a nominarlo, in Palermo, come il più straordinario interprete bachiano che avesse mai ascoltato: con nostro incommensurabile sbalordimento.
Nato a Toronto nel 1932, studiò pianoforte con la madre, nata Greig; uno zio del bisnonno era divenuto Grieg in Norvegia: il padre del compositore. Passato alla scuola di Alberto Guerrero presso il conservatorio della città natale, Gouid aveva cominciato una carriera di concertista nel '46, con una prima comparsa negli Stati Uniti nel '55: nel '64 lasciava totalmente i concerti per incidere dischi.
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