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Elias Canetti
Rapidita' dello spirito (La)
Adelphi
- Collana: Biblioteca Adelphi
n. 330 - Pagine 187 - Formato 14x22 - Anno 1996 - ISBN 9788845912641
Argomenti: Saggistica, Letteratura tedesca, Letteratura ebraica/yiddish
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Note: Traduzione di Gilberto Forti. Apuunti di Hampstead, 1954-1971
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
"La rapidità dello spirito - tutto il resto che si dice dello spirito sono scappatoie che vogliono mascherare la sua assenza. Si vive per questi istanti di rapidità che zampillano come pozzi artesiani dalla desolazione dell'indolenza". E' una delle prime riflessioni di questa nuova raccolta degli "appunti" di Canetti, vergati nella casa di Hampstead, in Inghilterra, negli anni che precedono e seguono la pubblicazione di Massa e potere. Alla "rapidità dello spirito" si accompagna la "brevità dei cinesi", e sono i presupposti di fulminee corse nel tempo e nello spazio (da un millennio all'altro, in Africa, in Australia, per-sino sulla Luna), di sconvolgenti agnizioni, di brucianti ritratti e frammenti di autoritratto, incontri con padri e patriarchi, con amici vecchi e nuovi, con Plutarco e con Dante, con Machiavelli, Cervantes e Tolstoj, con Gogol' e Kafka, fino al "nuovo fratello" Cesare Pavese, al quale Canetti si scopre legato da una insospettata affinità. Alle lampeggianti riflessioni si alternano parentesi narrative, com'è nello stile di Canotti, che sognava "una vita vagabonda da narratore di storie": "Qualcuno dice una parola, e tu narri la storia. Non smetti mai, di giorno e di notte, diventi cieco, perdi l'uso degli arti. Ma rimane a servirti la bocca, e tu narri quello che ti passa per la testa. Non possiedi nulla, soltanto un numero infinito e sempre crescente di storie. La cosa più bella sarebbe che tu potessi vivere soltanto di parole e non avessi nemmeno bisogno di mangiare".
"Ciò che è concettuale m'interessa così poco che a cinquantaquattro anni non ho letto seriamente ne Aristotele ne Hegel. Non è soltanto che mi sono indifferenti: io diffido di loro. Non posso ammettere che avessero già una chiara visione del mondo prima che il mondo fosse veramente conosciuto. Quanto più rigoroso o coerente il loro pensiero, tanto maggiore lo stravolgimento del mondo che essi hanno operato. Voglio vedere e considerare in modo veramente nuovo. Non è tanto presunzione, la mia, come si potrebbe supporre, quanto un'inestirpabile passione per l'uomo e una fede crescente nella sua inesauribilità".