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Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo Adelphi

Karl Kerenyi

Religione antica

Adelphi - Collana: Ramo d'oro / Saggistica

n. 36 - Pagine 292 - Formato 16x24 - Anno 2001 - ISBN 9788845916595
Argomenti: Religione - Spiritualita', Storia antica
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 28.41

Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 24.15
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 4.26

 



Note: Traduzione di Alberto Maffi - con 4 illustrazioni in nero

Caratteristiche: brossura, illustrato

 

Note di Copertina

Una magistrale sintesi del mondo classico.

Quando il giovane Nietzsche pubblicò La nascita della tragedia, subito la corporazione dei grecisti si risentì - e Wilamowitz attaccò il libro con un pamphlet feroce. Aveva buone ragioni, perché quel testo di Nietzsche minacciava tutto l'assetto degli studi classici. Ma una vera risposta a Wilamowitz sarebbe venuta solo nel corso del Novecento, dall'opera di Kerényi. Sin dagli inizi degli anni Trenta, e poi attraverso il dialogo e la collaborazione con Jung e Thomas Mann, Kerényi sviluppò una visione della grecità che permetteva di risalire alle origini di quella che egli chiamò mitopoiesi e mostrava come una rete possente di simboli innervasse ogni aspetto della vita greca. Se c'è un libro dove questa visione si è presentata nelle sue più svariate sfaccettature - ciascuna delle quali corrisponde a un aspetto delle molteplici ricerche di Kerényi -, è proprio La religione antica, apparso per la prima volta nel 1940 e nella sua edizione definitiva nel 1971. Non è un trattato ne un'opera sistematica, ma un felice tentativo di illuminare alcuni eventi e categorie indispensabili per accedere al mondo classico, come già si può desumere dai titoli di alcuni capitoli: "Che cos'è la mitologia?", "L'essenza della festa", "Uomo e dio in Omero e in Esiodo", "Uomo e dio nella concezione romana", "La sacralità del pasto", "II mito dell'areté", "Che cos'è il tempio greco?". Nulla di meglio, a tutt'oggi, il lettore può trovare per accostarsi a questi temi.

"A tradurlo esattamente, Zeus significa "risplendere": il risplendere della luce del giorno, della luce nel cielo. In questo senso è una divinità, l'evento più importante che può accadere in cielo. Se lo si volesse definire il dio dei fenomeni atmosferici, si svilirebbe e si semplificherebbe la sua reale natura. Il risplendere era, nella sua essenza, più importante di tutti i fenomeni meteorologici. Vi era uno "Zeus del mare", accanto al dio del mare Poseidone, e uno Zeus del mondo sotterraneo; poiché anche in mare vi era uno splendore, ad esempio l'accendersi di una fortuna insperata, e così pure nel mondo sotterraneo, nel buio della morte, quando Zeus vi regnava come consorte della dea degli Inferi. Egli possiede un nous che tutto rispecchia, dato che il risplendere accade anche nel conoscere e nel pensare, i momenti alti del rispecchiamento".


 

Indice - Sommario


Premessa


1. Che cos'è mitologia

2. Il tratto mitologico della religione greca

3. L'essenza della festa

4. Due stili dell'esperienza religiosa

5. Momenti culminanti dell'esperienza religiosa greca e romana

6. Uomo e dio secondo Omero ed Esiodo

7. Uomo e dio nella concezione romana

8. L'idea religiosa del non-essere

9. Religione e mito in Grecia

10. Théos: "dio", in greco

11. La sacralità del pasto

12. Immagine mitologica della fanciulla

13. Eracle affaticato a Olimpia

14. Il mito dell'areté

15. La religione greca è una religione redentrice?

16. Il mito della fede

17. Che cos'è il tempio greco?


Fonti

Indice analitico


 

Prefazione / Introduzione

Indagare la religione antica nella sua essenza è solo una via fra le molte per giungere a un'immagine stilisticamente corretta della cultura antica. Ma anche su questa via è possibile conseguire il fine comune partendo da posizioni diverse. Anzi, per lo studio scientifico delle religioni è addirittura indispensabile scegliere ora questo ora quel punto di vista, perché l'aspetto visibile da una prospettiva si integri in una visione più ampia. Lo sguardo può forse essere rivolto solo alla semplice struttura, in modo da cogliere le linee che delimitano la forma dell'umanità antica - della grecità da un lato e della romanità dall'altro - nel suo presentarsi al cospetto della divinità, nel suo starsene direttamente di fronte all'assoluto. In Omero, Sofocle e negli altri grandi classici i contorni di una simile forma inferiore possono anche mostrarsi chiari e distinti, a un livello di sviluppo già pienamente maturo e completo - e tali ancor più si mostreranno a una scienza dell'antichità maggiormente evoluta; e tuttavia il primo sguardo che si posa sugli antichi monumenti religiosi dell'arte e della letteratura non riesce subito ad afferrare queste linee fondamentali della religione e dell'esistenza antica in genere. Nel ricordo dell'uomo di formazione umanistica della nostra cultura vive infatti una diversa immagine della religione antica: molto più vivace e ricca di figure, molto più affascinante ma anche più confusa. La conosciamo tutti da vicino o da lontano; è l'immagine della mitologia greca che fu predominante anche nell'arte e nella letteratura dei Romani e, di lì, nella cultura moderna plasmata dall'umanesimo e dal classicismo. Ma proprio tale mitologia - ci avvertono gli esperti - può con ogni probabilità fuorviarci, se vogliamo servircene per conoscere la religione greca (per non parlare di quella romana)... La mitologia greca a noi familiare, a cui pensiamo quando veniamo chiamati a ricordare la religione antica, quella stessa che ci aleggia davanti come modello e archetipo quando pronunciamo la parola " mitologia " (un termine che designa un particolare tipo di raffigurazioni spirituali dei popoli più diversi) - ebbene, questa "mitologia" kat'exochén è diventata per noi davvero problematica nel suo rapporto con la religione greca. Tanto problematica che si esita a credere a quell'aspetto della religione antica che essa illustra. La mitologia ci è stata tramandata soprattutto attraverso poeti e opere d'arte, vale a dire relativamente tardi, e non attraverso libri sacri. Su questo rapporto fra l'arte antica, in particolare l'arte poetica, e la mitologia si potrebbero fare delle approfondite riflessioni. Invece nella maggior parte dei casi ci si accontenta dell'affermazione secondo cui "mito" non è nient'altro che racconto ordinato. La sua essenza risiederebbe nell'ordine, nella forma. Si tratterebbe di un'opera poetica, e le leggi qui in gioco sarebbero le leggi formali della poesia. Nella Introduzione alla sua Filosofia della mitologia, Schelling combatte proprio questa opinione, pur precisando subito che tale idea non è stata realmente formulata: è soltanto possibile. Da allora essa è stata però avanzata con tutta serietà. Chi la difende deve certo ammettere che le azioni di culto di religioni primitive si trovano spesso in stretto rapporto con le storie sacre. In un saggio felicemente intitolato Der religióse Gehalt der Mythen, l'etnologo K.T. Preuss ha dimostrato questo dato sulla base di casi particolarmente evidenti. Qualunque conoscitore della religione antica deve ammettere che gli stessi rapporti sussistono anche in Grecia e a Roma, e che essi solo a stento possono essere taciuti dall'interpretazione della ricerca più recente, orientata in senso non mitologico. Nell'interesse di una corretta interpretazione delle antiche azioni cultuali la concezione della mitologia come poesia, testé citata, deve dunque essere verificata, partendo dallo stesso terreno mitologico. Ciò deve essere tentato indipendentemente da Schelling e da ogni teoria del mito e del culto. Riprendiamo il problema della corretta posizione scientifica da assumere nei confronti della mitologia là dove lo ha lasciato, ancor prima di Schelling, K.O. Muller nei suoi Prolegomeni ad una mitologia scientifica (1825).


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