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Sandor Marai
Divorzio a Buda
Adelphi
- Collana: Biblioteca Adelphi
n. 426 - Pagine 200 - Formato 14x22 - Anno 2002 - ISBN 9788845917035
Argomenti: Narrativa, Letteratura ungherese
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Prezzo di copertina € 14.00
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Note: Traduzione di Laura Sgarioto
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
Perché l'incantesimo sia spezzato, perché le mura della fortezza non crollino appena costruite, occorrerà murare vivo un essere amato, e toccherà alla moglie del capo dei muratori: così narra la ballata popolare che Màrai mette in epigrafe a questo romanzo. E proprio Komives, in ungherese muratore, si chiama il protagonista - e forse anche lui ha dovuto soffocare qualcosa di vivo perché la sua sobria, regolata esistenza di giudice integerrimo, marito esemplare, e strenuo censore di tutti quegli aspetti della vita moderna che minacciano di sovvertire l'ordine sociale, possa restare salda sulle sue fondamenta. Ma ciò che è stato murato e soffocato prima o poi riemerge. Accade, come per caso, allorché Kristóf Komives si trova a dover sciogliere dal vincolo matrimoniale Imre Greiner, un medico che è stato suo compagno di scuola, e Anna Fazekas, che il giudice aveva incontrato qualche volta, molto tempo prima, all'epoca in cui lui era ancora un giovane praticante legale e lei una "ragazza da marito". Ma la sera che precede l'udienza Komives, rincasando a tarda ora, trova ad aspettarlo Greiner, e da lui apprende che un evento atroce è sopravvenuto a rendere inutile la sentenza. Nel corso di un tormentato faccia a faccia che durerà fino alle prime luci dell'alba, Greiner racconterà a Komives la sua storia con Anna - e soprattutto pretenderà da lui una risposta, prima che tutto sia finito. A sua volta, Komives scoprirà le verità che i sogni della notte svelano e le luci del giorno non possono che occultare. Un triangolo amoroso tutto intessuto di passioni negate, di silenzi e di impossibili confessioni: questo il tema di Divorzio a Buda, che Màrai scrisse pochi anni prima delle Braci e che del capolavoro a venire ha già tutta la magistrale, implacabile, bruciante esattezza.
""Anna, Anna!" grido senza emettere suono. Sono colto da un terribile sgomento. Sento che è successo qualcosa. Sento? No, so con assoluta certezza che è successo qualcosa ... E successo a un certo punto, ma quando? Chi è in grado di fotografare, di fissare, di toccare con mano l'istante in cui qualcosa si spezza tra due persone? Quando è successo? Di notte, mentre dormivamo? Oggi a mezzogiorno, mentre pranzavamo? Poco fa, quando sono venuto nell'ambulatorio? Oppure già da molto tempo, solo che non ce ne siamo accorti? E abbiamo continuato a vivere, a parlare, a baciarci, a dormire insieme, a cercare la mano, lo sguardo l'uno dell'altro, come pupazzi a molla ai quali è stata data la carica: malgrado si sia rotta una molla, il meccanismo funziona ancora per un po' e gira cigolando...".
Dall'anticipazione:
E il destino, ancora una volta, a dare le carte: proprio al giudice Kristóf Komives - cittadino integerrimo, cattolico fervente, marito esemplare, strenuo avversario di tutti quegli aspetti della vita moderna che minacciano di sovvertire l'ordine sociale -, sì, proprio a lui tocca sciogliere dal vincolo matrimoniale Imre Greiner, un medico che è stato suo compagno di collegio, e Anna Fazekas, che Komives aveva incontrato qualche volta, molto tempo prima, all'epoca in cui lui era ancora un giovane praticante legale e lei una "ragazza da marito". Ma l'udienza di divorzio non avrà mai luogo, perché Imre Greiner si reca dal giudice la sera precedente e gli confessa di aver ucciso la moglie. Nel corso di una notte lunga e tormentata, Greiner pretende da Komives una risposta - quella che potrà finalmente far luce sulle radici della crisi del suo matrimonio con Anna e dare un senso al suo tragico e apparentemente inevitabile epilogo: prima di ingerire una dose letale di veleno e morire per la deliberata omissione di soccorso del marito, Anna gli ha infatti rivelato di essere sempre stata segretamente innamorata del timido Komives. Un amore solo fantasticato, e sempre represso e negato, un triangolo i cui protagonisti sono segnati dalla condanna al silenzio e al dolore: questo il tema di Divorzio a Buda, che Màrai scrisse pochi anni prima delle Braci e che del capolavoro a venire ha già tutta l'implacabile, magistrale, bruciante esattezza.