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Fino al 31/8/2010 promozione del 15% sul catalogo Adelphi

Iosif Brodskij

Profilo di Clio

Adelphi - Collana: Biblioteca Adelphi

n. 441 - Pagine 289 - Formato 14x22 - Anno 2003 - ISBN 9788845917677
Argomenti: Narrativa, Letteratura russa
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 20.00

Promozione fino al 31/8/2010 - Prezzo: € 17.00
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 3.00

 



Note: A cura di Arturo Cattaneo - Traduzioni di Giovanni Buttafava, Arturo Cattaneo e Gilberto Forti

Caratteristiche: brossura

 

Note di Copertina

L'ultimo Brodskij.

È Clio, la "Musa del Tempo", a scandire con il suo metronomo il ritmo dei saggi qui raccolti, seconda parte dell'edizione italiana di On Grief and Reason, il volume di prose che Brodskij pubblicò nel 1995, poco prima della morte. Lo sguardo di Brodskij si posa distaccato, ironico, sidereo tanto sulla fenomenologia di un occasionale presente quanto su medaglioni di un passato, prossimo o remoto, in cui l'oggi si rispecchia sotto una inedita luce - includendo persino un profilo sconcertante della spia Kim Philby e dei suoi oscuri addentellati con la storia sovietica. Ma siano i viaggi o la noia, la creatività o l'esilio, il tradimento o il senso della poesia, il piacere della lettura o l'essenza del male i temi affrontati con la consueta sprezzatura, resta, sotteso a tutto, il senso ineluttabile del tempo che polverizza e diffrange ogni istante vissuto - e però è anche la materia stessa della poesia. Il respiro metafisico che percorre l'avventura intellettuale di Brodskij trova in questo motivo la sua cifra inconfondibile, magistralmente espressa nell'ultimo saggio dell'agosto 1995, In memoria di Stephen Spender: "Le persone sono ciò che ricordiamo di loro. Quella che chiamiamo vita è, alla fine, un collage di memorie. Con la morte quel collage si disfa e ci si ritrova con frammenti slegati, casuali. Cocci o, se si vuole, istantanee".

Un brano:
"Le persone sono ciò che ricordiamo di loro. Quella che chiamiamo vita è, da ultimo, un collage di ricordi di qualcun altro. Con la morte, quel collage si disfa e ci ritroviamo con frammenti slegati, casuali. Cocci o, se si vuole, istantanee. Piene di risate intollerabili o di sorrisi ugualmente intollerabili. Intollerabili perché unidimensionali. Dovrei saperlo: dopo tutto, sono figlio di un fotografo. E potrei anche spingermi fino a suggerire un legame tra scattare foto e scrivere versi - certo, fintantoché i frammenti sono in bianco e nero. O fintantoché la scrittura significa memoria. Eppure non possiamo fingere che ciò che guardiamo vada al di là di ciò che e il suo lato opposto, vuoto".


 


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