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Benedetta Craveri
Amanti e regine
Adelphi
- Collana: La collana dei casi / Saggistica
n. 63 - Pagine 432 - Formato 22x14 - Anno 2005 - ISBN 9788845919992
Argomenti: Donne, Storia
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Note: Il potere delle donne
Caratteristiche:
brossura, illustrato
Note di Copertina
Per secoli è stato predicato che affidare a una donna una qualsivoglia responsabilità di governo fosse «cosa ripugnante alla natura, contumelia a Dio, sovvertimento del retto ordine e di ogni principio di giustizia». Eppure - soprattutto in certi luoghi e tempi della storia, e in particolar modo nella Francia di Antico Regime -, quel potere le donne se lo sono arrogato, vanificando, di fatto, le leggi e le consuetudini che glielo negavano: prima fra tutte Caterina de' Medici, che per trent'anni riesce a mantenere intatta l'autorità reale. Ma accanto alle regine - e spesso contemporaneamente e in antagonismo con loro - al- tre donne (le cosiddette «regine di cuori») hanno avuto sugli equilibri politici interni ed esterni alla monarchia francese, nei secoli che precedono la Rivoluzione, una formidabile, per quanto discreta, influenza: le potentissime amanti reali, le quali, per inserirsi negli ingranaggi del potere maschile senza esserne stritolate, dovettero imparare a giocare d'astuzia, a crearsi alleanze, a distribuire favori, a corrompere, a punire - e a uscire di scena al momento giusto. Di alcune di queste donne, amanti o regine - da Anna d'Austria a Maria An-tonietta, da Gabrielle d'Estrées a Madame du Barry -, che della loro presunta debolezza hanno fatto uno strumento di dominio, ci racconta la storia Benedetta Craveri, in un'opera che a un solido sapere unisce una rara capacità di narrare.
«Fortunato sei tu, Lettore, se non appartieni a quel sesso che, privato della libertà, è interdetto da tutti i beni, come pure da pressoché tutte le virtù. Né potrebbe essere altrimenti, visto che gli è negato l'accesso alle cariche, agli impieghi e alle funzioni pubbliche, ovvero al potere, perché è nell'esercizio moderato di quest'ultimo che si formano in massima parte le virtù. Un sesso a cui, come sola felicità, come u-niche e sovrane virtù, si lasciano l'ignoranza, la servitù e la facoltà di passare per stupido, se questo gioco gli piace».
Marie de Gournay, Grief des dames, 1626