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Salvatore Niffoi
Vedova scalza (La)
Adelphi
- Collana: Fabula
n. 174 - Pagine 182 - Formato 14x22 - Anno 2006 - ISBN 9788845920394
Argomenti: Narrativa, Letteratura italiana
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Prezzo di copertina € 16.00
Promozione fino al 31/8/2010 - Prezzo: € 13.60
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Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
«Me lo portarono a casa un mattino di luglio, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale ... Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa ... Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderlo a calci come una palla di stracci!». Così, con questa visione di una «pietà» barbaricina, comincia il racconto di Mintonia Savuccu, un racconto che viene da lontano, scritto a caldo per non dimenticare e per attutire il dolore, e inviato dall’Argentina, all’approssimarsi della morte, alla nipote rimasta al paese. Sin dalla prima pagina il lettore si trova immerso in un mondo arcaico e feroce, quello della Barbagia fra le due guerre. È qui che Mintonia e Micheddu si conoscono e si amano con l’urgenza prepotente ed esclusiva che è propria degli amori infantili. E continueranno ad amarsi anche quando Micheddu dovrà darsi alla macchia, anche quando Mintonia, «femmina malasortata», dovrà vederlo solo di nascosto e passare ore di angoscia a pensarlo braccato. Perfino quando le diranno che Micheddu ha fatto un figlio a un’altra donna. Il giorno in cui glielo uccideranno a tradimento Mintonia deciderà di lasciare quel paese maledetto, di andarsene altrove. Prima, però, compirà la sua vendetta: la morte di Micheddu non può restare impunita.
Dopo La leggenda di Redenta Tiria – che è stato accolto con entusiasmo dai lettori italiani ed è in via di traduzione in quasi tutti i Paesi europei –, questo romanzo è un’altra prova, del tutto diversa e altrettanto intensa, dell’arte narrativa di Salvatore Niffoi.
«Ogni volta che mi fissava con i suoi occhi malandrini il mio cuore di ragazzina batteva più veloce di tutte le sveglie che ci a-veva lasciato in eredità mannoi Tottoni su rellozaiu. Sentivo un tutùm tutùm che faceva bollire il sangue nelle vene in attesa di sgrumarlo altrove. Un giorno mi invitò a vedere un puledrino nel recinto dei Li-sodda vicino al paese. Mangiammo insieme un cartoccio di castagne secche am-morbidite nella sapa e mi fece fare due tiri da una sigaretta senza filtro che aveva rubato al bancone del tabacchino. Il primo bacio glielo diedi sotto il portico di Su Ventu in un tardo pomeriggio di luglio che anche le ombre prendevano fuoco dalla calura. Fu più dolce che succhiare tutto in una volta il nettare di mille fiori di pervinca».