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Ennio Flaiano
Una e una notte
Adelphi
- Collana: Piccola Biblioteca Adelphi
n. 545 - Pagine 221 - Formato 10.7x17,7 - Anno 2006 - ISBN 9788845921032
Argomenti: Letteratura italiana, Narrativa
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Prezzo di copertina € 12.00
Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 10.20
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Note: A cura, e con una nota, di Anna Longoni
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
«I due racconti di questo libro sono le facce di una stessa medaglia ... Un po' di esperienza ci insegna che pari e dispari sono segnati sullo stesso dado e che il dramma e la farsa accompagnano a vicenda un personaggio indeciso o semplicemente mediocre». Lo stesso Flaiano ha fornito, con queste parole, la migliore presentazione di Una e una notte, i cui protagonisti appaiono come il diritto e il rovescio di un unico Io disperso, scettico e malinconico. Cronista-praticante svogliato e velleitario, scrittore inedito affetto da una vera ripugnanza per la pagina bianca, seduttore disastrosamente maldestro che solo la «tacita e canina ammirazione» della squillo Botton Zelinda in arte Dory Nelson rasserena, Graziano viene attirato da un'aliena docile e impassibile su un'astronave approdata a Fiumicino. Astronave quanto mai domestica, simile a un «padiglione da fiera» o a uno «spremilimoni di vetro» — perché nell'esistenza di un «vitellone» come Graziano lo straordinario non può che mutarsi in ordinario, l'avventura in disavventura, e il catulliano Nox est perpetua in «un ideale di scultorea pigrizia». Scontentezza e noia irrequieta segnano invece Adriano, scrittore cui tutto appare ormai «senza peso, evitabile, noioso» e che da Roma ci conduce al santuario dove un amico regista sta girando gli esterni di un film (è il Fellini delle Notti di Cabiria), nella solitudine del litorale dove più si percepisce «la calma, la profonda voluttà del tempo», nell'agro dove l'immobilità dei secoli è ormai contaminata dalla sciatteria e dalla bruttezza - nel vano tentativo di scrutare da naturalista «una vita che ha le sue miserie ma anche un segreto che si apre solo a chi vi partecipa fino in fondo».
«La donna restava fredda e lontana. Graziano allora parlò di se stesso, con pietà e indulgenza: doveva cambiar vita, sentiva di affondare ogni giorno di più in una melma di abitudini e di compromessi. Ormai costrettosi in quella scomoda posizione, cominciava a stancarsi, una gamba prese a ballargli, per il desiderio che si spegneva e il timore di non saperlo risuscitare. La sua bocca si storse ancora in una smorfia penosa, riuscì a cambiarla in un sorriso infantile, afferrò le mani della donna, gliele sbaciucchiò e concluse: "Speranza mia". Era disfatto. "Se la prendessi a schiaffi?" pensava».