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Fino al 31/8/2010 promozione del 15% sul catalogo Adelphi

Jean Echenoz

Correre

Adelphi - Collana: Fabula

n. 214 - Pagine 120 - Formato 14x22 - Anno 2009 - ISBN 9788845924330
Argomenti: Narrativa, Romanzo, Storie vere - Testimonianze, Letteratura francese
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi

 Prezzo di copertina € 15.00

Promozione fino al 31/8/2010 - Prezzo: € 12.75
Sconto promozionale 15.00%
- Risparmio € 2.25

 



Note: Traduzione a cura di G. Pinotti

Caratteristiche: brossura

 

Note di Copertina

Ai Giochi interalleati di Berlino, nel 1946, vedendo dietro il cartello Czechoslovakia un solo atleta male in arnese, tutti ridono. E quando quell'atleta, che non si è accorto della convocazione, attraversa lo stadio come un pazzo urlando e agitando le braccia, i giornalisti estraggono avidi i taccuini. Ma poi, quando nei cinquemila, pur avendo già un giro di vantaggio, non smette di accelerare e taglia il traguardo in solitudine, gli ottantamila spettatori scoppiano in un boato. Il nome di quel ragazzone biondo che sorride sempre non lo dimenticheranno più: Emil Zátopek. La sua aria mite e gentile è una trappola: dacché ha scoperto che correre gli piace, nessuno l'ha più fermato. Il fatto è che vuole sempre capire fin dove si può spingere. Dello stile se ne frega: corre come uno sterratore, il volto deformato da un rictus, senza preoccuparsi dell'eleganza. È, semplicemente, un motore eccezionale sul quale ci si sia scordati di montare la carrozzeria. Nel giro di pochi anni e di due olimpiadi Emil diventa invincibile. Nessuno può fermarlo: neppure il regime cecoslovacco, che invano lo spia, limita le sue trasferte, distorce le sue dichiarazioni. Emil corre, corre sempre. Corre contro il suo declino, e sorride. Anche nelle miniere d'uranio dove lo sbattono perché ha sostenuto Dubc(ek, anche mentre insegue a brevi falcate il camion che raccoglie la spazzatura a Praga. Nemmeno Mosca può fermarlo.
Come un film proiettato a velocità doppia, il nuovo romanzo di Echenoz attraversa quarant'anni di un destino eccezionale eppure misteriosamente simile al nostro, sorvola i marosi della Storia – ci appassiona e ci commuove. E ci regala una scrittura sovranamente limpida, increspata di quell'impagabile ironia che per Echenoz è solo un affetto pudico.

Dall'anticipazione:
Quando nello stadio di Berlino, ai campionati delle Forze alleate, scorgono dietro il cartello Czechoslovakia un solo atleta male in arnese, tutti si sbellicano dalle risate. E quando quell'atleta, che storditamente non si è accorto della convocazione, attraversa lo stadio come uno sprinter decerebrato urlando e agitando le braccia, i giornalisti estraggono avidi i taccuini. Ma poi, quando nei cinquemila, pur avendo già un giro di vantaggio, non smette di accelerare e taglia il traguardo in solitudine, ottantamila persone in delirio scattano in piedi. Il nome di quel ceco alto, biondo e che sorride sempre non lo dimenticheranno più: Emil Zatopek. La sua aria mite e gentile è una trappola: dacché, apprendista nello stabilimento Bata di Zlin, ha scoperto che correre gli piace, nessuno l'ha più fermato. Il fatto è che vuole sempre capire fin dove può arrivare. Dello stile se ne frega: ignaro dei canoni accademici, corre come uno sterratore, il volto deformato da un rictus. È, semplicemente, un motore eccezionale sul quale ci si sia scordati di montare la carrozzeria. Ai Giochi olimpici di Londra e poi a Helsinki Emil varca le possibilità umane, diventa invincibile. Nessuno può fermarlo: neppure il regime cecoslovacco, che comincia a chiedersi se un grande sportivo popolare non sia una forma di individualismo borghese. Ma Emil corre, corre sempre. Corre contro il declino, e sorride. Anche nelle miniere d'uranio dove lo sbattono perché ha sostenuto Dubcek, anche mentre insegue a brevi falcate il camion che raccoglie la spazzatura a Praga. Nemmeno Mosca può fermarlo. Come un film proiettato a velocità doppia, il nuovo romanzo di Echenoz attraversa quarant'anni di un destino eccezionale eppure, misteriosamente, simile al nostro, sorvola i marosi della Storia - ci appassiona e ci commuove. E ci regala una scrittura sovranamente limpida, increspata di quell'impagabile ironia che per Echenoz è solo una forma di affetto.


 


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