Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
Nella scuola ci sono ottimi insegnanti che conoscono a fondo le loro materie, ma questo purtroppo non basta. Non si può, infatti, semplicemente «travasare un sapere», bisogna mettersi in gioco, entrare in relazione con i ragazzi, cercare punti di incontro, diventare i loro riferimenti.
Tutti i bambini – in particolare quelli con una storia problematica alle spalle come i minori adottati, affidati, portatori di handicap o stranieri – dovranno capire che nell’ambiente scolastico troveranno qualcuno disponibile ad ascoltarli, ad ascoltare non solo quello che sanno, ma anche quello che sentono, a valorizzare ogni diversità. E per questo le emozioni e i sentimenti degli allievi devono essere accolti e riconosciuti come aspetti strettamente legati all’esperienza e non come ostacolo o disturbo allo svolgimento del programma: solo così i ragazzi potranno aprirsi all’apprendimento che di per sé è un percorso difficile.
Gli studenti devono incontrare nella scuola una cultura che sappia rivivere, anche se antica, nel mondo contemporaneo, che soprattutto sappia offrire momenti di riflessione su loro stessi, sui loro rapporti, sulla loro realtà. Perché la cultura è viva, è ricca, può parlare ancora ai giovani, ma l’apprendimento deve avvenire non per accumulo, ma attraverso il dialogo e la relazione.
Con la passione che le è propria, Emilia De Rienzo firma un libro che non è un manuale su come gestire i rapporti in classe, ma una vera e propria riflessione per gli insegnanti e per tutti gli adulti che vogliono imparare a rapportarsi con i propri figli e capire meglio i loro problemi.
Indice - Sommario
Indice: Premessa
Introduzione
1. La “comunicazione umanizzata”
2. La vita di un bambino solo trascorre come in un incubo
3. Il bisogno fondamentale di una famiglia
4. La fiducia e la speranza nascono nella relazione con gli altri
5. Ogni diversità è una ricchezza
6. La vita dei figli adottivi è come spezzata in due
7. La scuola di fronte ai cambiamenti nella famiglia
8. La scuola come luogo d’incontro
9. Il rapporto tra allievo e insegnante è vitale
10. La traccia degli insegnanti è lunga quanto la vita
11. “Più scrivo più faccio errori”
12. Bambini aggressivi, ma soli
13. “Non cerchi di cambiarmi, tanto sono fatto così”
14. L’insegnante come presenza amica
15. La ragione deve essere guidata da un cuore vigile
16. “Penso spesso che sarebbe stato meglio se non fossi nato”
17. Il rispetto rende omaggio alla vita
18. Essere accolti anche nel silenzio
19. “Massimo mi ha insegnato la capacità di gioire delle più piccole cose”
20. Le porte della nostra mente sono le più difficili da aprire
21. L’etichetta della diversità è indelebile
22. C’è sempre qualcosa da fare
23. ? questo “dono d’amore che ci chiedono i nostri ragazzi: aiutarli a sperare
24. “Non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi”
25. Fare silenzio in noi per ascoltare
26. La scuola in primo luogo deve favorire l’autostima
27. Favorire l’apertura agli altri
28. Ma essere piccoli è una colpa?
29. “Vorrei che nella mia classe nessuno venisse mai preso in giro”
30. L’aggredire l’altro , a volte è normale: prenderlo in giro, insultarlo è solo uno “scherzo”
31. Sta a noi educarli a “dare risposte”
32. Eclissi del principio di autorità
33. L’atteggiamento di tolleranza e di rispetto per l’altro, per i suoi vissuti e per i suoi sentimenti
34. Mai dimostrare all’allievo che non merita fiducia
35. Saper creare un buon clima in classe
36. La competizione indiscriminata
37. Il futuro vissuto come minaccioso
38. ? riduttivo e pericoloso pensare alla scuola solo in relazione al lavoro
39. Se la scuola non aiuta ad essere felici
40. Avere o riuscire a tutti i costi non vuol dire “essere felici”
41. Capire ciò di cui ha bisogno ogni singolo alunno
42. Oggi l’homo videns ha sostituito l’homo sapiens
43. Guardare il volto dell’altro e apprezzare la diversità
Lettera/Testamento di Anthony
Postfazione di Andrea Canevaro