
Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo delle Edizioni EL
Jhumpa Lahiri
Nuova terra (Una)
Guanda
- Collana: Narratori della Fenice
Pagine 380 - Formato 14x22 - Anno 2008 - ISBN 9788860880406
Argomenti: Narrativa
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi
Prezzo di vendita: € 17.00
Note: Traduzione di Federica Oddera
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
Da Boston a New York, da Londra a Roma, dall’India alla Thailandia: scenari diversi per raccontare in otto lunghi racconti storie di esilio e di perdita, di amore deluso o negato, di maternità e conflitti famigliari. Al centro, le gioie e i drammi quotidiani di giovani immigrati di origine indiana, il loro senso di non appartenenza, le loro vite divise tra due paesi e due culture, tra la nuova libertà e il radicamento nella tradizione.
Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, Ruma, una giovane madre indiana trasferitasi da poco a Seattle, riceve la visita del padre vedovo: il nonno instaura un tenero legame con il nipotino, ma non riesce a confidare alla figlia un segreto che potrebbe sconvolgerla; nel secondo, una donna bengalese, emigrata negli Stati Uniti con il marito che la famiglia ha scelto per lei, trova conforto alla solitudine in un amore proibito. Un’altra storia, quella di Hema e Kaushik, si dipana in un terzetto di racconti tra loro collegati, seguendo, dall’infanzia alla maturità, le vite di una ragazza e di un ragazzo che per un inverno hanno vissuto nello stesso appartamento a Cambridge: la loro è una vicenda in cui i sentimenti si intrecciano in modo rapsodico ma straordinariamente intenso.
"L'eccezionale talento narrativo di Jhumpa Lahiri risalta con forza in queste pagine." (Khaled Hosseini)
"Una conoscenza profonda dei conflitti del cuore, un occhio acuto per i dettagli, la capacità di evocare con straordinaria precisione la vita quotidiana dei personaggi." (The New York Times)
Un brano:
"Pranab Kaku Compariva senza preavviso, non telefonava mai prima: arrivava e bussava alla porta, come si fa a Calcutta, chiamando «Boudi!» perché mia madre lo lasciasse entrare. Prima che lui facesse parte della nostra vita, tornavo da scuola e trovavo la mamma col cappotto addosso e la borsa in grembo, smaniosa di fuggire dall’appartamento dove aveva trascorso la giornata in solitudine. Adesso invece la sorprendevo in cucina a lavorare l’impasto per i luchi, che di solito preparava per me e papà solo la domenica, oppure impegnata ad appendere le tende nuove appena comprate da Woolworth. Non sapevo, allora, che passava tutta la giornata ad aspettare la visita di Pranab Kaku, né che si metteva un sari pulito e si acconciava i capelli, programmando con grande anticipo gli spuntini che gli serviva con tanta nonchalance. Ignoravo che viveva per il momento in cui lo sentiva esclamare «Boudi!» dal portico, e che era di pessimo umore se lui non si faceva vedere."