
Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo Einaudi
Paola Presciuttini
Coste del mondo
Priuli & Verlucca
- Collana: Antica cartografia
Pagine 180 - Formato 35x32 - Anno 2000 - ISBN 9788880681533
Argomenti: Cartografia
Normalmente spedito in più di 7 gg. lavorativi
Prezzo di vendita: € 103.00
Sconto ordine più di € 50.00 5.00%
Prezzo su ordine 97.85
Note: Nella cartografia europea. 1500-1900 - Allegato libro con traduzione dei testi in lingua inglese
Caratteristiche:
rilegato, illustrato a colori, in cofanetto, con sovraccoperta

Note di Copertina
Oltre duecento vedute di costa di tutto il mondo, dal 1500 fino al 1900, ad illustrare l'evoluzione di un prodotto cartografico che dai primi esemplari più rudimentali in poi, acquista caratteristiche grafiche ed artistiche sempre più elevate.

Indice - Sommario
Introduzione
Coste del mondo nella cartografia europea. 1500-1900
Indice dei nomi
Indice dei luoghi
Indice delle navi e dei dirigibili
Bibliografia

Prefazione / Introduzione
Dall'introduzione
Questa rassegna biblio-cartografica intende delineare, pur nell'ovvia incompletezza, una panoramica delle vedute di costa dei diversi continenti. Si propone pertanto - piuttosto che come saggio di cartografia o di geografia - come strumento di confronto tra le vedute prodotte nell'Europa occidentale fin dal 1500. A questo primo volume sarà di complemento un'analoga raccolta dedicata alle coste del Mediterraneo.
Le vedute sono un prodotto cartografico inscindibile dalla carta nautica, dall'idrografia e dalla navigazione che, da arte fondata sull'abilità e sull'esperienza del singolo navigante, è diventata scienza multidisciplinare, a un tempo causa ed effetto di progresso tecnologico e contemporaneamente strumento di propagazione di quest'ultimo tra paesi e sistemi culturali diversi.
La carta nautica è finalizzata alla sicurezza della navigazione ma, come anche quella geografica, è contemporaneamente espressione di volontà espansionistica e strumento di conquista militare o di penetrazione commerciale. Diventa quindi testimonianza di eventi storici ed è veicolo di comunicazione rappresentando -secondo una recente definizione - una sorta di linguaggio comune a naviganti di lingue e civiltà differenti.
Anche la veduta di costa ha altrettante valenze diverse: è uno "strumento nautico" perché aiuta il navigante a stabilire il punto-nave riconoscendo la costa a vista ma, come la carta nautica, è stata in molte occasioni disegnata e utilizzata con obiettivi militari; è un oggetto d'arte quando, per la delicatezza del tratto e l'eloquenza espressiva, sconfina nel vedutismo; è un documento storico perché è legata a vicende e protagonisti; ed è naturalmente una testimonianza ambientale e paesaggistica nel suo registrare le modificazioni intervenute nel tempo lungo le coste.
Tuttavia, a prescindere da questi ultimi valori, che esulano dalla presente panoramica, la veduta di costa nasce essenzialmente come prodotto finalizzato alla navigazione ed è parte integrante della carta nautica. Sembra quindi utile accennare per grandi linee all'evoluzione della cartografia marina nei Paesi europei.
Le vedute fanno la loro comparsa a partire dal XV secolo: il primo portolano mediterraneo che esibisca rudimentali profili di edifici costieri è infatti Le grant routier, redatto in Francia nel 1485 e poi riprodotto a più riprese fino al 1643. D'allora in poi esse furono fittamente inserite nel corso del testo, nei portolani compilati nell'Europa settentrionale. Nel 1583-84 il cartografo olandese Lucas Janszoon Waghenaer pubblicò a Leida "De Spieghel der Zeevaerdt", che costituisce il primo esempio di portolano al quale siano unite le carte nautiche pertinenti: su di esse per la prima volta le vedute di costa sono disegnate all'interno della rappresentazione della parte di terra.
Dopo d'allora quasi tutte le carte costiere - sia sciolte, sia legate in guisa di atlante, sia inserite nei voluminosi portolani in folio prodotti sino alla fine del 1700 -sono corredate di profili di costa: dalle xilografie più antiche e spesso dal tratto grossolano, fino alle nitide e via via sempre più elaborate, dettagliate e a volte scenografiche incisioni in rame, esse sono un indispensabile ausilio al navigante.
Navigazione e cartografia sono strettamente interdipendenti: tecniche avanzate di navigazione richiedono carte sempre più affidabili, così come carte più precise ed esaurienti contribuiscono ad affinare le tecniche di navigazione. L'efficacia di una carta nautica dipende dalla qualità dei rilievi idrografici su cui essa è fondata e, viceversa, strumentazione più sofisticata genera la necessità di nuovi rilievi, alla stregua delle modificazioni dell'ambiente marino, oppure dell'incrementato traffico marittimo.
Mentre non si avverte il bisogno di carte di luoghi remoti poco frequentati, operazioni mercantili o militari impongono l'immediata disponibilità di cartografia accurata delle zone interessate. Per esempio nel secolo di Re Sole l'esigenza politica di affermare l'egemonia francese in Mediterraneo determinò la costruzione della "carta - portolano" dell'intero bacino con il rilievo accurato delle coste, al fine di avere la completa rappresentazione di porti, approdi, difese costiere e quant'al-tro potesse avere rilevanza nautica e militare. Allo stesso modo, durante il Settecento i maggiori paesi europei, compresi gli Stati italiani, istituirono corpi militari di "ingegneri topografi" preposti al rilievo del territorio nazionale e delle zone di guerra.
Il vincitore confisca le carte del vinto ma subito si accinge a produrre le proprie, quali strumenti di auto-affermazione e di conoscenza del territorio. Il catasto è l'espressione cartografica più minuziosa che, se ha immediati obiettivi pratici di amministrazione, è anche un mezzo di ricognizione territoriale capillare: il Governo austriaco aveva già provveduto al rilievo a grandissima scala della Lombardia quando Napoleone avviò operazioni catastali nell'Italia nord-occidentale, allo stesso tempo disponendo la copertura cartografica del territorio occupato, che venne poi estesa a tutta l'Italia.
Le guerre napoleoniche stimolarono il rinnovamento cartografico dell'Europa, non solo da parte dell'esercito di occupazione, ma anche da parte dei Paesi circostanti che vollero riaffermare i propri confini. Peraltro questi ultimi spesso restavano deliberatamente non definiti, per consentire rivendicazioni successive. Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni, uno tra i grandi cartografi nell'Europa tardo-settecentesca, e poi fondatore nel 1781 dell'Officio Topografico del Regno di Napoli, affermò che il progresso della geografia dipende dalla guerra che spinge a conoscere i territori che poi distrugge, molto più che non dalle ipotesi degli studiosi.
Mentre l'espansione europea nei paesi d'oltreoceano portava alla rappresentazione cartografica delle aree di conquista, allo stesso modo i regimi politici che si avvicendavano si riproponevano il rilievo dei propri mari e quindi fondavano enti cartografici di Stato. Laddove questi non esistevano, sopperivano le autorità carto-grafiche delle nazioni marinare più avanzate: è così che la Gran Bretagna è diventata, nel corso dei due secoli passati, tra i maggiori produttori di cartografia nautica, con copertura quasi mondiale.
Analogo impulso deriva dall'attività commerciale: oggi esistono ancora aree fuori dalle rotte internazionali, dove non si è ravvisata la necessità di aggiornare i rilievi effettuati anche un secolo fa; se, tuttavia, quelle zone acquistassero nuova rilevanza economica, sarebbe allora necessario rilevarne e cartografarne accuratamente le coste, per consentirne lo sfruttamento.
Gli obiettivi militari e mercantili, strettamente collegati e interdipendenti, hanno dato slancio all'esplorazione sistematica e quindi alla cartografia: dopo l'impresa di Colombo, alle campagne di portata geografica più circoscritta - essenzialmente rivolte alla ricerca di rotte per le Indie attraverso le regioni artiche o lungo le coste africane - si affiancarono le prime grandi circumnavigazioni. Dopo i viaggi di F. Magellano, F, Drake, T Cavendish, è forse poco nota 'impresa di Olivier van Noort, che nondimeno fu il primo Olandese a realizzare un viaggio intorno al mondo, tra il 2 luglio 1598 e il 26 agosto 1601, finanziato da ricchi mercanti che, avendo già conquistato le rotte nordeuropee, volevano spezzare l'egemonia ispano-portoghese nei Mari del Sud. Egli partì dall'Olanda con quattro navi - "Mauritius", "Eendracht", "Hendrick-Fredrick" e "Hope" - ben armate e dotate complessivamente di 248 uomini e, attraversato lo Stretto di Magellano, costeggiò l'America meridionale e attraversò il Pacifico fino alle Molucche, per fare faticosamente ritorno in Patria con la sola "Mauritius" e 48 superstiti.