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Gavin Pretor-Pinney
Cloudspotting
Guanda
- Collana: Biblioteca della Fenice
Pagine 352 - Formato 14x22 - Anno 2006 - ISBN 9788882469764
Argomenti: Saggistica, Varia
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Prezzo di vendita: € 16.50
Note: Una guida per i contemplatori di nuvole - Traduzione di Federica Oddera
Caratteristiche:
brossura, illustrato
Note di Copertina
Cosa c’è di più bello di un cielo azzurro? Gavin Pretor-Pinney non ha dubbi: un cielo pieno di nuvole. E lui, maestro dei contemplatori di nuvole, ce le descrive con leggerezza e competenza, in tutto il loro fascino: spiegandone la genesi e la formazione, descrivendone le caratteristiche e le tipologie, ma anche raccontando storie e aneddoti di uomini che le hanno amate o studiate o temute. Come il tenente colonnello William Rankin, che ha attraversato, precipitando dal suo aereo in avaria, il ventre oscuro di un cumulonembo in piena attività temporalesca; o come i grandi pittori del Rinascimento italiano, da Piero della Francesca al Mantegna, che nei loro dipinti hanno sempre ritratto sullo sfondo nuvole enigmatiche e suggestive; e poi ancora raccontandoci dell’Arpa delle Nuvole, uno strumento capace di suonare la musica dei cieli nuvolosi seguendo le variazioni della copertura di nubi.
Alternando fotografie e disegni a una scrittura ricca e divertente, dal passo squisitamente narrativo, Pretor-Pinney ci conduce nel mondo dei contemplatori di nuvole, un mondo che ha già un sito web tra i più popolari di tutta la rete e che è fatto da chi, come lui, non si è accontentato della "tirannia del cielo azzurro.". Perché avere "la testa fra le nuvole" può essere una delle esperienze più esaltanti e più vicine alla bellezza del creato che un essere umano possa fare.
"Il cloudspotting è ormai un culto." (The Sunday Times)
"Un libro illuminante e molto, molto divertente." (Daily Mail)
"Un libro affascinante, che vi racconterà tutto ciò che non avete mai osato chiedere sulle nuvole." (The Scotsman)
Un brano:
"Ho sempre amato contemplare le nuvole. Niente in natura può competere con la loro mutevolezza e la loro scenografica teatralità. Niente possiede la stessa bellezza effimera e sublime.
Se certi meravigliosi tramonti dietro una cortina di altocumuli dovessero dispiegarsi in cielo solo una volta ogni venticinque anni, entrerebbero senza dubbio a far parte delle leggende di tutti i tempi. Eppure, la maggior parte della gente sembra accorgersi appena delle nubi, quando non le considera addirittura un difetto che compromette la perfezione di un giorno d’estate, o una scusa per sentirsi giù di morale e «rannuvolarsi». Non c’è nulla di più deprimente, a quanto pare, del «vedere solo nubi all’orizzonte». Alcuni anni fa decisi che bisognava porre fine a questa deplorevole situazione. Le nuvole meritavano una sorte migliore e non andavano più considerate mere metafore di sventura. Qualcuno doveva intervenire in loro difesa."